Napoli e provincia: seimila adolescenti in povertà educativa
CRONACA
13 gennaio 2026

Napoli e provincia: seimila adolescenti in povertà educativa

metropolisweb

Il contesto familiare e il contesto sociale sono tra i principali fattori all’origine della povertà educativa nella città di Napoli e nella sua area metropolitana. Questo quanto emerge dalla ricerca ‘Barriere invisibili’, nata dalla sinergia tra il Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e il Polo Ricerche di Save the Children con l’obiettivo di esaminare in profondità il fenomeno nel territorio napoletano. La ricerca, coordinata dalla docente federiciana Cristina Davino, è stata realizzata con il supporto del progetto GRINS (Growing Resilient, INclusive and Sustainable), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Pnrr. Con il sostegno dell’assessorato alla Scuola della Regione Campania e dell’assessorato all’Istruzione del Comune di Napoli, hanno partecipato 55 scuole e circa 25 enti del Terzo Settore e servizi sociali. Circa 4mila gli studenti coinvolti, tra i 14 e i 19 anni, e 300 ragazzi che sono usciti dal circuito scolastico. L’indagine evidenzia che vivere in una famiglia a reddito basso o molto basso è tra le ‘barriere invisibili’ più rilevanti che ostacolano il futuro degli adolescenti napoletani: lo dichiara infatti il 12% degli intervistati, con un 5% che ha affermato di vivere in condizioni “di grave deprivazione materiale”, situazione che si rileva in particolare nelle periferie della città di Napoli (Scampia, Chiaiano, Piscinola, Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio) e per quanto riguarda l’area metropolitana nei comuni di Casoria, Afragola, Caivano, Cardito, Crispano, Acerra. Ragazzi che, proprio in virtù delle condizioni familiari, oltre a frequentare la scuola, lavorano: il 6,7% tutti i giorni, il 16% saltuariamente, mentre il 21 per cento cerca lavoro. Quasi la metà non legge libri oltre a quelli scolastici, più di 4 su 10 non fanno attività fisica e circa 1 terzo passa più di 5 ore davanti al cellulare, 1 su 7 frequenta un’associazione.

“Un aspetto innovativo della ricerca è stato valutare non solo le opportunità fornite da famiglia, scuola e territorio, ma comprendere anche i sogni degli studenti – ha spiegato la coordinatrice della ricerca, Davino – c’è un notevole gap tra aspirazione e aspettativa e c’è sempre la voglia di andare a cercare altrove un futuro migliore. La mancanza di opportunità ha un impatto anche sulla vita dell’individuo dal punto di vista delle capacità emozionali, relazioni, di gestione dello stress”. Per quanto riguarda il giudizio sulla scuola, il 59,4% giudica “favorevolmente” la disponibilità di servizi offerti quali corsi di recupero e attività culturali, mentre è negativo il giudizio sulle infrastrutture scolastiche come palestre, strumenti digitali, biblioteche, ritenute dal 43,3% del campione “insoddisfacenti”. Mura scolastiche entro le quali, il 12% degli intervistati dichiara di avere subito atti di bullismo. La ricerca mappa le istanze degli adolescenti, offrendo una visione dettagliata delle loro aspirazioni future. La speranza (29,6%) e l’ansia (27,4%) sono i due stati d’animo prevalenti con cui i ragazzi guardano al futuro Tuttavia, dal campione emerge che i ragazzi non pensano di poter avere un futuro “appagante” restando in Italia o nel proprio luogo di residenza e guardano con maggiore fiducia a un futuro all’estero. Il 50,9 % degli intervistati è convinto della necessità di sostenere i ragazzi e le ragazze in condizioni di difficoltà economiche, in modo che possano proseguire gli studi e inserirsi nel mondo del lavoro attraverso percorsi formativi di qualità per avere contratti stabili e una retribuzione adeguata. “Questa ricerca è prima nel suo genere in Italia – ha concluso Raffaela Milano, direttrice ricerca di Save the Children – insieme alla Federico II vogliamo mettere questo patrimonio di dati e analisi a disposizione di tutta la comunità educante, con l’auspicio che sia solo una prima tappa di confronto e di approfondimento e che questa ricerca possa orientare in modo sempre più mirato le strategie di contrasto della povertà educativa”.