Torre Annunziata, Riccardo rischia di soffocare a 16 mesi: salvato da due carabinieri
Torre Annunziata. Era scalza, in lacrime, con il cuore che batteva più forte delle sirene. Stringeva tra le braccia il suo bambino – Riccardo, solo 16 mesi – mentre il mondo intorno sembrava essersi fermato. Un attimo prima, un innocuo gesto quotidiano. Un attimo dopo, l’incubo: qualcosa – un semplice grissino – aveva bloccato il respiro del piccolo.
È successo ieri sera, tra le 18 e le 19, in via Roma. La mamma di Riccardo – fisioterapista in servizio all’ospedale Maresca di Torre del Greco – ha capito subito che non c’era tempo da perdere. Il suo bambino stava soffocando. Il panico, la paura di perderlo, la corsa scalza e disperata in strada. A notarla, nei pressi del Maximall, sono stati due carabinieri della stazione guidata dal comandante Giovanni Russo.
Hanno visto una scena da brividi: una madre scalza, distrutta, con un bimbo in braccio che lottava per respirare. Non hanno esitato un secondo. Hanno capito tutto senza bisogno di parole. Riccardo e la sua mamma sono stati caricati sull’auto di servizio. Sirene spiegate, traffico attraversato come in un film, ma con una vita vera in gioco. Destinazione: pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.
Lì, tra quelle porte che si sono aperte di corsa, Riccardo è stato affidato alle mani esperte dei rianimatori. Mani ferme, cuori forti, professionalità assoluta. È stata una lotta contro il tempo, una battaglia silenziosa fatta di gesti rapidi e decisioni decisive. E alla fine, il miracolo: il piccolo è stato strappato alla morte.
Subito dopo è stato trasferito all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli, in terapia intensiva, intubato. Una notte lunghissima, infinita, carica di paura e speranza. Ore trascorse ad aspettare un segnale, un respiro, una buona notizia.
Quella notizia è arrivata in mattinata. Riccardo è stato estubato. Respira da solo. È fuori pericolo. Ora è ricoverato insieme alla sua mamma, finalmente di nuovo accanto a lui, dopo aver temuto il peggio.
Una storia che si chiude con un sospiro di sollievo e che mette in luce il valore dell’intervento tempestivo delle forze dell’ordine e dell’eccellenza del personale sanitario. Un lavoro di squadra che ha permesso di salvare una vita e di restituire un figlio alle braccia della sua mamma.

