Ombre sul futuro e diritti calpestati, a Torre del Greco i marittimi scendono in piazza
Torre del Greco. Esplode la rabbia dei «lupi di mare» travolti dalla scomparsa dell’ex Tirrenia. I marittimi di Torre del Greco e non solo si sono ritrovati in via Vittorio Veneto – insieme ai rappresentanti delle sigle sindacali Federmar Cisal, Ugl e Usb – per un sit-in promosso per dare voce a una crisi che non riguarda solo una singola azienda, ma l’intero comparto marittimo e un territorio legato a doppio filo al mare tra identità e lavoro. La mobilitazione nasce da premesse chiare e pesanti: la progressiva scomparsa di Tirrenia – ex flotta pubblica – e l’incertezza occupazionale in cui «navigano a vista» centinaia di lavoratori impiegati da anni in condizioni di precarietà. Una crisi che colpisce in modo diretto Torre del Greco ed Ercolano, ma che assume una valenza nazionale se si considera come circa il 60% del comparto marittimo italiano sia concentrato nella provincia di Napoli.
Nel corso del sit-in è emerso con forza il senso di abbandono vissuto dai marittimi. Stipendi progressivamente svalutati, turni di lavoro che confinano la vita tra nave e cabina, tagli alle indennità di malattia e all’assistenza sanitaria di settore, formazione professionale spesso pagata di tasca propria. A fronte di una vita di sacrifici sull’acqua salata – denunciano i lavoratori – sgravi e incentivi continuano a essere destinati appannaggio esclusivo degli armatori, lasciando scoperto l’anello più debole della filiera.
Accanto alle condizioni materiali, al centro della protesta sono stati sventolati i diritti, negati o limitati al minimo: a partire dal diritto di voto al pieno riconoscimento del lavoro usurante, fino alle limitazioni al diritto di sciopero. Una vita trascorsa lontano dalle famiglie – quaranta anni di mare sulle spalle – per raggiungere la pensione solo a 67 anni.
Un orizzonte definito senza prospettive, in particolare per i giovani, sempre più lontani da un mestiere un tempo sinonimo di orgoglio e stabilità. Il sit-in di via Vittorio Veneto è stato inoltre una risposta alle incertezze emerse negli ultimi incontri con i vertici aziendali, da cui non sono arrivate garanzie concrete sulla tenuta occupazionale.
Le organizzazioni sindacali hanno ribadito la necessità che qualsiasi ipotesi di trasferimento o ricollocazione avvenga esclusivamente attraverso accordi sindacali chiari, capaci di tutelare contratti, anzianità e dignità dei lavoratori, senza discriminazioni. A rafforzare il peso politico della manifestazione è stata la partecipazione del segretario nazionale dell’Ugl, che ha sottolineato come la vertenza Tirrenia non possa essere trattata come una semplice ristrutturazione aziendale. In gioco c’è il futuro di un settore strategico e di intere comunità costiere, che rischiano di perdere competenze, occupazione e identità.
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