Portici, guerra al «sistema-Cuomo»: prime crepe nel campo largo disegnato dal Pd
Portici. Il «campo largo» evocato e disegnato dal Pd in vista delle prossime elezioni comunali all’ombra della Reggia scatena polemiche e proteste, aprendo le prime (profonde) crepe all’interno del centrosinistra.
Dove cresce – ormai neanche più silenziosamente come in passato – la contestazione contro il «sistema-Cuomo», il modello di gestione politica del potere capace di segnare l’ultimo ventennio cittadino sotto la leadership di Vincenzo Cuomo, oggi assessore regionale e (ingombrante) figura di primo piano nelle dinamiche politiche locali.
Dietro la narrazione ufficiale del Pd – pronto a parlare di unità, continuità amministrativa e confronto condiviso – si muove, infatti, una regia politica perfettamente riconoscibile. Secondo diversi (presunti) possibili alleati dei democrat, l’obiettivo reale sarebbe blindare la coalizione e preparare il terreno alla candidatura di Florinda Verde, assessore uscente all’ambiente e nome indicato come tra i preferiti dallo stesso Vincenzo Cuomo per garantire la successione naturale a palazzo Campitelli.
Contro questa impostazione si sono già schierate, con toni e modalità diverse, Casa Riformista ed Europa Verde. La prima – guidata dal consigliere regionale Ciro Buonajuto – ha assunto una posizione di rottura netta, accusando il Pd di una fuga in avanti e di essersi arroccato nel proprio perimetro, rifiutando un tavolo di confronto realmente ampio sul futuro della città.
Per Casa Riformista – in sintonia con il M5S, alleato a palazzo Santa Lucia – il ciclo politico-amministrativo alla guida di Portici negli ultimi vent’anni è da considerarsi chiuso, e ogni tentativo di riproporlo sotto nuove vesti viene letto come un’operazione di conservazione del potere più che come un progetto di rinnovamento.
Nel mirino finiscono tanto le modalità quanto i contenuti: il rischio denunciato è quello di un «campo largo» ridotto a un cartello elettorale dominato dal Pd e da liste civiche ritenute solo formalmente autonome, mentre verrebbero escluse o marginalizzate esperienze, competenze e pezzi di civismo che chiedono discontinuità e partecipazione reale.
A incrinare ulteriormente la costruzione democratica è arrivata poi la presa di posizione di Europa Verde. Il movimento ambientalista ha chiarito che la propria partecipazione all’incontro del 12 gennaio nella sede del Pd è stata «puramente conoscitiva», smentendo qualsiasi adesione politica al percorso delineato dai dem. Un distinguo che pesa, perché segnala la volontà di mantenere autonomia di giudizio e di riservarsi una decisione successiva sulla coalizione e sul progetto politico per Portici.
Nel loro insieme, le prese di distanza raccontano un quadro lontano da quello unitario rappresentato dal Pd. Il campo largo, almeno per ora, appare più come una formula evocata che come una realtà consolidata. E soprattutto, si scontra con una crescente opposizione interna al perimetro progressista verso la continuità incarnata dall’asse tra Vincenzo Cuomo e Florinda Verde.
Insomma, la corsa verso il voto di primavera non si giocherà solo contro le opposizioni, ma prima di tutto dentro un centrosinistra diviso tra chi difende l’eredità del passato e chi vuole archiviare definitivamente vent’anni di potere.
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