Gragnano, pizzo sulle moto da cross: condannato a 5 anni l’esattore insospettabile del clan
Pizzo per conto del clan Di Martino, condannato a cinque anni di carcere Giovanni Afeltra. E’ questa la sentenza di primo grado pronunciata dal gup del tribunale di Napoli che ha confermato il castello accusatorio dell’Antimafia. Il 57enne gragnanese avrebbe incassato 2500 euro da destinare alla cosca con roccaforte a Iuvani per la restituzione a due fratelli imprenditori di due moto da cross rubate. Afeltra era finito in manette lo scorso maggio nell’ambito di un’operazione condotta dai carabinieri della compagnia di Castellammare e attualmente si trova agli arresti domiciliari. La difesa, rappresentata dal penalista stabiese Antonio de Martino, ha già annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza in corte d’Appello. L’Antimafia invece aveva chiesto durante la requisitoria una condanna a 6 anni di cella. Il processo è ruotato attorno all’effettivo riconoscimento dell’uomo e in particolare al suo eventuale soprannome: «Zizzammocca». L’inchiesta su questa vicenda- risalente al 2022- è partita dal ritrovamento del libro mastro del clan Di Martino in un bunker confinante alla casa di Annamaria Molinari (non indagata), la moglie del boss e fondatore della cosca detenuto, Leonardo Di Martino. I carabinieri nel 2021, durante una perquisizione, ritrovarono una serie di documenti che per l’Antimafia rappresentano la contabilità scritta delle attività estorsive della cosca con roccaforte nella frazione di Iuvani, zona impervia tra Gragnano e Pimonte. Tra i 250 nomi di attività sotto estorsione e esattori insospettabili spunta quello di «zizzammocca», accanto a quello delle vittime di estorsione, alla cifra di 2500 euro, e la scritta ok. Una combinazione che ha indotto a far pensare agli investigatori che il clan abbia di fatto incassato la cifra. I carabinieri a inizio 2023 convocano le due vittime in caserma per chiedere spiegazioni. I due fratelli, titolari di due ditte di costruzioni, negano categoricamente di aver subito richieste estorsive. Durante il colloquio gli viene mostrata una foto di Afeltra e riferiscono di conoscerlo in quanto titolare di un’attività per l’installazione di impianti idraulici. Le vittime però vengono messe sotto intercettazione e da quelle si ricostruisce l’intera vicenda. I due fratelli hanno paura perché da un lato temono ripercussioni legali e dall’altro «una punizione» da parte dell’organizzazione criminale qualora avessero denunciato. Dall’inchiesta emerge che Afeltra in più occasioni abbia svolto lavori per conto dei Di Martino. Ed è proprio da un’intercettazione ambientale tra uno dei cinque figli di Leonardo o’lione e la moglie che emerge il soprannome di «zizzamocca». Riconosciuto l’eventuale esattore, l’entità della cifra estorta, rimaneva da sciogliere solo il perché i due fratelli abbiano dovuto versare la tangente. Dalle intercettazioni viene così fuori che alle vittime furono rubate due moto da cross e che i 2500 euro servivano per la loro restituzione. La difesa nel corso del processo ha richiesto la trascrizione integrale delle intercettazioni poiché ritiene che «zizzammocca» non sia Afeltra. Opposta la versione della Dda confermata ieri dalla sentenza di primo grado.

