Albergo Libera Gioventù a Torre Annunziata, l’appello: «Non spegnere il progetto»
CRONACA
18 gennaio 2026

Albergo Libera Gioventù a Torre Annunziata, l’appello: «Non spegnere il progetto»

Antonio Di Martino

L’appello per l’Albergo Libera Gioventù: la Diocesi di Nola ne riconosce il merito sociale e Libera chiede di non spegnere l’esperienza del bene confiscato alla camorra. Dopo lo stop cautelare del tribunale amministrativo della decadenza della concessione, l’associazione rilancia il senso del riuso dei beni sottratti alle mafie ricordando che la Legge 109, «una norma rivoluzionaria», compie 30 anni e che la restituzione alla collettività non è un atto simbolico ma un processo capace di generare progetti e lavoro; in questo solco, sottolinea Libera Campania, in Italia operano «circa 1200 realtà sociali impegnate ogni giorno» nel riutilizzo dei beni, spesso dentro percorsi di economia sociale. Nel caso oplontino, l’appello è a salvaguardare un luogo nato per offrire accoglienza e opportunità, valorizzando le iniziative costruite sul territorio e il lavoro della Cooperativa sociale Metanova che gestisce la struttura. A rafforzare il profilo civile dell’Albergo arriva la lettera di merito dell’Ufficio pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Nola, che colloca l’esperienza nel perimetro del Progetto Policoro e ne evidenzia la capacità di tradurre «uno stile di servizio, accoglienza e responsabilità verso il territorio». La concessione dell’Albergo Libera Gioventù era precipitata sotto il peso di contestazioni legate ad abusi edilizi e alla violazione dei patti sottoscritti, elementi che avevano portato l’amministrazione comunale a dichiarare conclusa l’esperienza gestionale, certificando il passaggio di Villa Cesarano da simbolo di riscatto e rinascita a emblema di un fallimento.  Ora, con il provvedimento sospeso, si riaccende un confronto che intreccia legalità, regole e impatto sociale: Libera chiede di tutelare «un modello positivo di riuso sociale e produttivo» e la Diocesi, con il suo attestato, consegna alla comunità un messaggio netto: quel presidio non è solo un edificio, ma un patrimonio di relazioni e responsabilità che merita di non essere disperso.