Torre Annunziata, parcheggio di via Zampa: il Tar boccia il Comune
Parcheggio di via Zampa, arriva la svolta: il Tar annulla l’acquisizione al patrimonio comunale e certifica che non ci sono abusi della famiglia Carbone. La vicenda ruota attorno a un’area considerata strategica e stimata intorno al milione di euro, dove nel lontanissimo 1991 era iniziata la realizzazione di un edificio rimasto poi allo stadio di “scheletro”, avviato sulla base di una licenza edilizia che in seguito è stata revocata, dopo il passaggio davanti alla giustizia amministrativa e la conferma del Consiglio di Stato. Da quel momento il cantiere incompiuto si è trasformato in un caso complesso, perché al procedimento sulla legittimità dei titoli si è affiancata la fase degli atti comunali: l’ente ha disposto l’ordine di demolizione e ripristino, ritenendo necessario azzerare quanto era stato realizzato e riportare il sito alle condizioni originarie. Nel tempo, mentre l’area veniva percepita sempre più come un nodo urbano e logistico, anche per l’utilizzo provvisorio come spazio di sosta, sul piano amministrativo prendeva forma la contestazione che ha fatto da perno all’intera storia: per il Comune la demolizione non sarebbe stata completa, perché sarebbe rimasto un muro, elemento che secondo l’impostazione dell’ente bastava a configurare l’inottemperanza all’ordinanza e ad attivare la conseguenza più rilevante, cioè l’acquisizione gratuita dell’area e delle opere residue al patrimonio comunale. Una catena di passaggi, verbali e determinazioni che ha spostato la partita dal piano edilizio a quello proprietario, con l’effetto di incidere direttamente sul destino del terreno. È a questo punto che interviene il giudizio che cambia lo scenario: la sentenza esamina la sequenza degli atti, ricostruisce le tappe che vanno dall’ordine di demolizione alle verifiche sull’esecuzione, fino ai provvedimenti con cui l’amministrazione ha ritenuto maturati i presupposti per l’acquisizione, e arriva a una conclusione opposta rispetto alla linea seguita dal Comune. Secondo quanto affermato, non emerge l’abuso attribuito alla proprietà, e soprattutto non si consolidano le condizioni necessarie per sottrarre il bene ai titolari e trasferirlo al patrimonio dell’ente. In sostanza viene riconosciuto che la famiglia Carbone, assistita dall’avvocato Luigi Ulacco, non ha commesso alcun abuso e che l’acquisizione disposta dal Comune deve essere cancellata. Ma la partita non si esaurisce qui, perché sullo sfondo resta un ulteriore capitolo che intreccia profili amministrativi ed economici: in un precedente ricorso era stata chiesta la restituzione degli oneri versati per la costruzione, somme pagate in origine e legate all’iter edilizio, ma il Comune non ha provveduto al rimborso, lasciando aperta una pendenza che continua a pesare nel mosaico della vicenda. La conclusione, però, è netta e segna un prima e un dopo: dopo anni di contestazioni, ordinanze, verifiche e provvedimenti, il pronunciamento annulla l’acquisizione e ridisegna i confini di una questione che tocca insieme proprietà, gestione pubblica e futuro dell’area di via Zampa.

