Il business dei cavalli di ritorno, la regia dei clan di Castellammare dietro il traffico di furti e auto
CRONACA
19 gennaio 2026

Il business dei cavalli di ritorno, la regia dei clan di Castellammare dietro il traffico di furti e auto

Michele De Feo

I clan del centro antico hanno ricominciato a finanziarsi attraverso il traffico di furti di auto e scooter, anche mediante l’imposizione del cosiddetto cavallo di ritorno. È questa l’ipotesi dei carabinieri della compagnia di Castellammare, che da mesi stanno indagando sui nuovi equilibri delle organizzazioni criminali attive tra il rione Licerta e quello di Santa Caterina. Un business che garantirebbe decine di migliaia di euro al mese alle cosche, le quali investirebbero i proventi soprattutto nel traffico di sostanze stupefacenti, vera miniera d’oro per la camorra dei quartieri del centro antico. Venerdì scorso un’operazione congiunta dei carabinieri e della polizia municipale ha portato alla scoperta di un deposito di scooter rubati al rione dell’Acqua della Madonna e l’incriminazione di due giovani, attualmente indagati a piede libero per furto aggravato. Secondo gli investigatori, però, il gruppo sarebbe composto anche da altri ragazzi e dietro l’attività criminale si celerebbe una regia ben più articolata, probabilmente riconducibile alla malavita organizzata del centro storico stabiese.

Le recenti inchieste dell’Antimafia hanno più volte acceso i riflettori sul legame tra i furti di veicoli e il traffico di droga. Attraverso l’imposizione del cavallo di ritorno alle vittime, le organizzazioni criminali riescono infatti a incamerare ingenti somme di denaro che confluiscono direttamente nelle casse comuni delle piazze di spaccio. Non a caso, furti e rapine rappresentano spesso una sorta di “prova di maturità” per le nuove leve dei clan, un passaggio obbligato prima dell’ingresso in circuiti criminali più strutturati e redditizi. In questo senso, le testimonianze dei collaboratori di giustizia aiutano a comprendere come molti giovani cresciuti nei quartieri più disagiati del centro antico inizino il proprio “cursus honorum” nel mondo della criminalità organizzata proprio da reati predatori. È il caso, solo per citare esempi recenti, di Pasquale Rapicano, Salvatore Belviso e Renato Cavaliere: tutti hanno mosso i primi passi rubando motorini, per poi scalare le gerarchie criminali fino a ricoprire ruoli di primo piano all’interno del clan D’Alessandro. Tornando all’operazione di venerdì, i carabinieri hanno ora stretto il cerchio attorno alle organizzazioni criminali del centro antico. Negli ultimi anni si sono registrate numerose scarcerazioni eccellenti di boss e affiliati della vecchia guardia.

Un mix di “prime donne” che ha inevitabilmente alimentato tensioni e scontri per il controllo dei quartieri del centro storico. Dall’ultima inchiesta sul clan D’Alessandro emerge come il gruppo dei Di Somma, con roccaforte nel rione Santa Caterina, abbia ormai conquistato una significativa autonomia rispetto alla cosca di Scanzano. Dopo il ritorno in libertà del boss Raffaele Di Somma, l’ipotesi dell’Antimafia è che l’organizzazione sia riuscita a ritagliarsi un ruolo di primo piano negli affari del centro antico. Non è un caso, infatti, che i carabinieri abbiano intensificato i controlli nella zona di Santa Caterina, mettendo a segno negli ultimi mesi diverse operazioni culminate nel sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, droga che possono permettersi si spacciare solo organizzazioni criminali ben strutturate e con disponibilità economiche altissime.