Droga ed estorsioni nel Vesuviano: chiesti 250 anni di carcere per capi e gregari dei clan di Somma Vesuviana e Sant’Anastasia
CRONACA
22 gennaio 2026

Droga ed estorsioni nel Vesuviano: chiesti 250 anni di carcere per capi e gregari dei clan di Somma Vesuviana e Sant’Anastasia

Andrea Ripa

Racket e droga nell’area vesuviana: chiesti due secoli e mezzo di carcere per i ventidue imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta che un anno fa ha svelato l’imponente giro d’affari illecito tra Somma Vesuviana e Sant’Anastasia. Alla sbarra capi e gregari del sistema criminale messo in piedi dai Mazzarella e affidato ai Di Bernardo e agli Anastasio, referenti all’ombra del Vesuvio del potente clan napoletano. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione di tipo camorristico, al traffico di stupefacenti, armi e racket. Ieri la richiesta di condanne presentata dal pm Giuseppe Visone in una dura requisitoria in cui il magistrato ha ricostruito l’intero castello accusatorio nei confronti degli appartenenti delle tre cosche. Intercettazioni e rivelazioni, anche degli stessi imputati, sono le fondamenta del processo che si sta celebrando davanti ai giudici del tribunale di Napoli. Secondo quanto ricostruito dalla Dda che ha coordinato l’inchiesta insieme ai carabinieri di Castello di Cisterna, al centro del sistema la figura del boss Michele Mazzarella, detto “‘o fenomeno”, ritenuto il regista di un imponente giro d’affari legato allo spaccio.

Secondo la tesi dell’accusa, nonostante fosse detenuto nel carcere di Siracusa, il capoclan avrebbe continuato a impartire ordini e a mantenere saldamente le redini dell’organizzazione, avvalendosi di due gruppi satelliti: quello guidato da Rosario De Bernardo, fratello di Vincenzo De Bernardo “‘o pisello”, ucciso in un agguato di camorra nel novembre 2015, e quello facente capo a Raffaele Anastasio sui territori di Somma Vesuviana e Sant’Anastasia. Le due articolazioni criminali avrebbero operato in maniera complementare ma sotto un’unica regia. Il gruppo De Bernardo, attivo a Somma Vesuviana, sarebbe stato il motore del traffico di droga, gestendo diverse piazze di spaccio e disponendo di uomini, mezzi e armi. L’organizzazione Anastasio, invece, avrebbe concentrato la propria attività su Sant’Anastasia, con una serie di estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti locali. Nel mirino del racket sarebbero finite in particolare tre società operanti nei settori delle energie rinnovabili, dell’autonoleggio e delle onoranze funebri. Un sistema criminale rodato, emerso grazie a una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali captate dagli investigatori. Le indagini, sviluppate soprattutto nel corso del 2024, si sono concentrate sul giro di spaccio gestito dal gruppo De Bernardo, con epicentro nel Parco Fiordaliso di via San Sossio, a Somma Vesuviana.

 

Davanti al gip Chiara Bardi il pm Giuseppe Visone ha chiesto circa 250 anni di carcere per i 21 imputati a giudizio.

Nel dettaglio Raffaele Anastasio (chiesti 9 anni di carcere);

Fabio Annunziata (chiesti 18 anni di carcere);

Antonio Baia (chiesti 8 anni);

Antonio Barra (chiesti 10 anni e 8 mesi);

Rosa Bova (chiesti 12 anni);

Ferdinando Buonocore (chiesti 8 anni);

Luigi Ciliberti (chiesti 8 anni);

Fabio Civita (chiesti 12 anni);

Clemente Correale (chiesti 13 anni e 4 mesi);

Enzo Cuozzo (chiesti 5 anni e 4 mesi);

Roberto De Bernardo (chiesti 8 anni);

Rosario De Bernardo (chiesti 18 anni e 8 mesi);

Salvatore Di Caprio (chiesti 18 anni);

Clemente Di Cicco (chiesti 8 anni);

Salvatore Esposito (chiesti 12 anni);

Alessandro Lanzone (chiesti 6 anni e 6 mesi);

Salvatore Lanzone (chiesti 7 anni e 10 mesi);

Carmine Martiniello (chiesti 12 anni),

Michele Mazarella (chiesti 18 anni);

Antonio Menna (chiesti 8 anni);

Carmela Miranda (chiesti 18 anni e 4 mesi);

Francesco Scurti (chiesti 9 anni).