Torre Annunziata, un compleanno che diventa memoria: il liceo Pitagora-Croce ricorda Nunzio Arcella
CRONACA
22 gennaio 2026

Torre Annunziata, un compleanno che diventa memoria: il liceo Pitagora-Croce ricorda Nunzio Arcella

Metropolis

Diciotto anni: l’età che profuma di futuro, di promesse fatte tra amici, di un video da montare ridendo fino a tardi e di una canzone pronta a diventare la colonna sonora di un momento che resta. Al liceo Pitagora-Croce, invece, quel traguardo è diventato memoria viva, un abbraccio collettivo capace di riempire il silenzio con il gesto più semplice e più potente: ricordare Nunzio Arcella nel giorno del suo 18esimo compleanno.

Nunzio frequentava la 5A di Scienze applicate e l’iniziativa è nata dal cuore degli studenti, senza clamore, senza bisogno di spiegazioni: quando manca qualcuno, la scuola non è più solo un edificio, ma un luogo che custodisce nomi, sguardi, risate, banchi condivisi, corridoi attraversati mille volte. In tanti si sono ritrovati insieme, circa mille persone, e da quel cortile è salito un unico respiro: 500 palloncini lasciati andare nel cielo, come se potessero portare in alto tutto ciò che non si è riusciti a dire, tutto ciò che resta sospeso tra un “ci vediamo dopo” e un “non ci credo”.

Poi la musica, “Mon fre” di Shiva ed Emis Killa, scelta non per riempire l’aria, ma per darle un senso, perché quella traccia avrebbe dovuto essere la base del video del diciottesimo, quello che gli amici avrebbero preparato per lui: un regalo di immagini, battute, ricordi, piccoli frammenti di vita messi in fila per celebrare un passaggio.

E invece quel video è rimasto un’idea interrotta, un progetto fermato da una data che pesa come una pietra: quella del 19 agosto scorso, quando Nunzio, diciassettenne, è venuto a mancare dopo un incidente stradale avvenuto in via Nazionale, a Torre del Greco. A distanza di cinque mesi, nel giorno del suo compleanno, la comunità scolastica ha trasformato l’assenza in presenza, il vuoto in testimonianza, come se ognuno, anche solo per un istante, potesse prestare voce a chi non può più raccontarsi; nei volti raccolti, nei palloncini che si allontanavano, nella canzone che scorreva, c’era una promessa condivisa: non lasciare che Nunzio diventi soltanto una notizia o una tragedia, ma continuare a chiamarlo per nome, a riconoscerlo in ciò che ha lasciato, a tenerlo vicino con la forza delicata dei ricordi.

E quando l’ultimo palloncino si è fatto piccolo, quasi un punto nel cielo, è rimasto un messaggio chiaro, netto, impossibile da ignorare: certi compleanni non si spengono, cambiano forma, diventano un gesto collettivo che resiste al tempo e restituisce dignità a ciò che il destino ha spezzato troppo presto.