Patrimonio comunale a Sorrento, la strigliata del commissario: «Gestione inadeguata e canoni irrisori»
CRONACA
25 gennaio 2026

Patrimonio comunale a Sorrento, la strigliata del commissario: «Gestione inadeguata e canoni irrisori»

metropolisweb

Sulla gestione del patrimonio comunale di Sorrento cala una sentenza netta. Il commissario straordinario boccia il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, definendolo il prodotto di «una gestione strutturalmente inadeguata e anomala, protrattasi nel tempo e fortemente penalizzante per questo Ente e di riflesso per l’intera comunità». Il documento non si limita a un rilievo tecnico. Al contrario, ricostruisce un quadro definito «oggettivo, strutturale, sistemico», in cui il patrimonio immobiliare comunale – anziché rappresentare una leva strategica – diventa una zavorra per i conti pubblici. Il piano, si legge, «costituisce atto fondamentale di programmazione patrimoniale e finanziaria per un triennio, direttamente incidente sugli equilibri di bilancio», ma nella sua formulazione attuale «non opera un’effettiva valorizzazione del patrimonio comunale». Tra le criticità elencate spicca la presenza «di immobili di elevato valore commerciale occupati a fronte di un corrispettivo manifestamente irrisorio», unita «all’assenza di una revisione sistematica e aggiornata dei valori locativi e concessori». Una situazione che, secondo il commissario, «integra un pregiudizio concreto e attuale alle entrate dell’Ente», determina «una perdita di capacità finanziaria strutturale» ed «espone l’amministrazione a potenziali profili di responsabilità erariale». Determinanti, nella presa di posizione, i rilievi del collegio dei revisori dei conti, che già il 9 gennaio avevano richiesto approfondimenti istruttori, segnalando «incongruenze nella qualificazione di alcuni beni» e dubbi «in ordine alla strumentalità istituzionale, alla congruità delle rendite/valorizzazioni e alla coerenza complessiva del Piano». Osservazioni che il commissario fa proprie «integralmente», riconoscendone «il valore sostanziale ai fini della tutela dell’erario e degli equilibri di bilancio». Il giudizio è netto anche sul sistema dei controlli interni. Le criticità, si legge, «avrebbero dovuto essere intercettate ex ante», mentre la loro mancata emersione «evidenzia un evidente deficit del presidio preventivo e programmatorio». Non a caso viene richiamata la giurisprudenza contabile secondo cui la responsabilità può configurarsi anche «in forma omissiva», quando non venga esercitato il dovere di segnalazione. Da qui l’atto di indirizzo «chiaro, incisivo e vincolante»: revisione integrale del piano, ricognizione analitica di tutti i beni occupati o concessi, adeguamento dei canoni «ai valori di mercato» e rimozione «di ogni situazione che determini sottovalutazione del patrimonio pubblico e agevolazioni improprie in favore di terzi». Un passaggio amministrativo che, al di là della tecnica, segna una linea di confine. Perché, come mette nero su bianco la delibera, la gestione del patrimonio non è più rinviabile: in gioco non c’è solo un piano, ma «la tutela dell’erario e dell’interesse pubblico primario».