Torre Annunziata, respinto il ricorso per Amoruso: il boss del clan Gionta resta in carcere
CRONACA
25 gennaio 2026

Torre Annunziata, respinto il ricorso per Amoruso: il boss del clan Gionta resta in carcere

Antonio Di Martino

Il boss del clan Gionta, Gaetano Amoruso, resta detenuto: la Cassazione ha respinto il ricorso contro la misura cautelare. La pronuncia della Seconda sezione interviene sull’impugnazione dell’ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli del 5 agosto 2025, che aveva confermato la custodia in carcere disposta dal gip il 1° luglio 2025 per associazione di tipo mafioso e per due episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso, revocandola invece per un ulteriore capo d’imputazione. La strategia difensiva si è articolata su tre rilievi: presunta inutilizzabilità di intercettazioni autorizzate con decreti ritenuti privi di motivazione o trasmessi con omissis tali da impedirne la comprensione; contestazione dell’interpretazione di alcune conversazioni tra terzi utilizzate per sostenere le estorsioni; dubbi sull’affidabilità dei collaboratori Pietro Izzo e Salvatore Buonocore. Secondo la Corte, la censura principale difettava di specificità e, soprattutto, della “prova di resistenza”, perché non chiariva quali captazioni fossero effettivamente determinanti nel complesso degli indizi; inoltre è stata giudicata tardiva la richiesta di acquisizione dei decreti, avanzata nella memoria depositata lo stesso giorno dell’udienza di riesame. Sul tema delle conversazioni tra terzi, i giudici hanno ribadito che la lettura del contenuto rientra nelle valutazioni di merito e può essere censurata solo in presenza di manifesta illogicità: nel caso esaminato, la motivazione è stata ritenuta lineare, anche là dove osserva che la persona offesa può non conoscere il presunto mandante “apicale” quando l’azione viene materialmente gestita da soggetti di livello inferiore. Quanto ai collaboratori, la Cassazione ha evidenziato che il riesame ha svolto un controllo critico delle dichiarazioni e che le accuse risultano sostenute anche da ulteriori riscontri investigativi. Risultato: ricorso rigettato, spese processuali a carico del ricorrente e custodia cautelare confermata in questa fase dell’indagine. Amoruso, figlio del killer Francesco e genero di Aldo Gionta, figlio di Valentino capostipite della clan, è conosciuto come «’a vecchierella» ed è indicato dagli investigatori come la figura incaricata di ricompattare l’organizzazione: definizione delle strategie criminali, gestione del traffico di stupefacenti, rapporti con clan alleati come i Gallo-Cavalieri e attribuzione di ruoli agli affiliati. Un profilo che, secondo precedenti atti richiamati nelle inchieste, affonderebbe le sue radici in un episodio del 13 febbraio 2008, quando la polizia penitenziaria del carcere di Milano Opera sequestrò un pizzino che Aldo Gionta avrebbe indirizzato al figlio Valentino: un testo con indicazioni di condotta rivolte al figlio e allo stesso Amoruso, fino a istruzioni per prepararsi a futuri omicidi e ad azioni delittuose che il boss avrebbe poi indicato. Nelle ultime indagini, proprio i due cognati vengono indicati come reggenti della famiglia dei Valentini, almeno fino all’arresto di Amoruso.