Politica e camorra, l’ex consigliere sotto torchio per tre ore: tutti i dettagli dell’interrogatorio del politico di Castellammare
Cosa può provare un odontoiatra stabiese alla sua prima esperienza politica nel suo Comune che all’improvviso si ritrova indagato per concorso esterno ad associazione camorristica? Mentre saliva i sei pieni di scale della Procura di Napoli che conducono all’ufficio del pm dell’Antimafia Giuseppe Cimmarotta, Gennaro Oscurato ha provato a dare un nome a quei sentimenti. L’ex consigliere comunale della lista civica «Stabia Rialzati», dimessosi lo scorso 15 gennaio dopo lo scandalo intercettazioni con un boss del clan D’Alessandro, accompagnato dal suo legale, il penalista stabiese Mariano Morelli, ieri mattina ha provato a dare la sua versione dei fatti sull’accusa che la Dda gli muove: quella di essere una pedina nel Comune di Castellammare di Stabia del clan D’Alessandro. Oscurato è arrivato a Napoli puntuale. Addosso aveva un jeans scuro, una camicia e una giacca. Il solito outfit che indossava alle sedute del consiglio comunale dove sedeva tra i banchi della maggioranza che supporta il sindaco Vicinanza. Appena arrivato nello studio del dottor Cimmarotta, il magistrato titolare dell’inchiesta sulle infiltrazioni della camorra nel Comune di Castellammare, Oscurato ha preso posto. «Sono innocente, con la camorra non ho niente a che fare». E’ stata la prima frase pronunciata dall’ex consigliere comunale all’interrogatorio iniziato alle 10:30 e che si è concluso dopo tre lunghissime ore. Parole dette quasi come uno sfogo perchè il nome di Oscurato dopo il mese di novembre, quando è scoppiato lo scandalo, è stato al centro di un lunghissimo dibattito politico – che sta andando ancora avanti – e nelle pagine delle cronache locali e regionali. Oscurato ha risposto alle domande del pm della Dda che ha provato ad incalzarlo. Lui ha respinto tutte le accuse mentre il dottor Cimmarotta sfogliava i verbali delle intercettazioni telefoniche e ambientali che vedono protagonisti l’ex consigliere comunale, il ras Michele Abbruzzesse- esponente di spicco della cosca di Scanzano- e Giuseppe Oscurato, braccio destro del boss Vincenzo D’Alessandro. L’interrogatorio ha avuto proprio come tema i rapporti tra il politico e i due soldati della cosca di Scanzano. «Con Oscurato non ho rapporti, ci lega solo una lontana parentela, mentre con Abbruzzese ci ho avuto a che fare solo per la mia attività di odontoiatra- ha detto Oscurato pallido in volto – lavoro da 35 anni come odontoiatra – ha aggiunto – sono conosciuto in città e da quando è scoppiato lo scandalo la mia vita è distrutta». Oscurato ha anche ricordato che i suoi figli sono studenti universitari, lontani da ogni frequentazione «pericolosa». Una versione dei fatti che però che non corrisponde all’ipotesi dell’Antimafia che lo ritiene un gancio del clan D’Alessandro all’interno del Comune. Le intercettazioni al centro dell’interrogatorio risalgono al periodo tra maggio e giugno 2024, nel pieno dell’ultima campagna elettorale arrivata dopo due anni di commissariamento per camorra . Abbruzzese contattò Oscurato chiedendogli un incontro per «parlare di cose importanti» con l’esponente del clan D’Alessandro che promise di «volersi fare in quattro» per il candidato della lista «Stabia Rialzati». Nel giorno dell’elezione di Oscurato, Abbruzzese chiamò il consigliere comunale complimentandosi e affermando di essere venuto a conoscenza della sua vittoria per il tramite di Giuseppe Oscurato, quel suo cugino di secondo grado con il quale l’odontoiatra ha sempre negato di avere rapporti.

