Castellammare. Commissione d’accesso, il rischio ignorato fin dalla campagna elettorale
Il fantasma della camorra torna ad aleggiare tra le stanze del Comune di Castellammare di Stabia, appena quattro anni dopo il primo scioglimento per mafia della storia della città e diciannove mesi dalla fine del commissariamento straordinario. Un fantasma che forse non è andato mai via da Palazzo Farnese e chissà da quanto tempo lo abita. Sta di fatto che il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, su delega del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è stato costretto a nominare nuovamente la Commissione d’accesso per verificare la sussistenza di tentativi di infiltrazioni o collegamenti della criminalità organizzata nel contesto dell’amministrazione comunale. A guidare la triade sarà il viceprefetto Dario Annunziata (già commissario del Comune di Casandrino), il commissario capo Riccardo Buonomo (in servizio presso la divisione anticrimine della Questura di Napoli) ed il tenente dei carabinieri Vittorio Tesoro (a capo del nucleo operativo radiomobile di Torre Annunziata). Gli ispettori ministeriali – che già ieri sono stati al Comune – avranno tre mesi di tempo (più un’eventuale proroga di tre mesi) per spulciare gli atti prodotti dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, nell’ultimo anno e mezzo, e verificare se ci sono stati condizionamenti da parte della criminalità organizzata. Un lavoro che partirà dunque dall’ultima campagna elettorale, che fu tormentata dall’inchiesta sui presunti mandanti dell’omicidio del consigliere comunale Gino Tommasino – del 2009 -, che già gettò molte ombre sui rapporti tra la politica stabiese e la camorra, scatenando polemiche tra centrodestra e centrosinistra per la presenza nelle carte di diversi nomi ancora oggi protagonisti della scena politica cittadina. Si passerà poi allo screening di sindaco, assessori e consiglieri comunali eletti, come sempre avviene in questi casi. E proprio la questione dei consiglieri eletti presenta più di qualche profilo di criticità. Basta ripercorrere le cronache più recenti per verificare che le indagini della Procura Antimafia di Napoli hanno lambito due ex consiglieri comunali di maggioranza (entrambi si sono dimessi): Gennaro Oscurato e Nino Di Maio. Il primo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (dagli atti emergono intercettazioni con il ras Michele Abruzzese, considerato il cassiere del clan D’Alessandro) ed è stato interrogato nei giorni scorsi dal sostituto procuratore della Dda, Giuseppe Cimmarotta. Il secondo, invece, ha dovuto registrare che suo figlio e suo nipote sono indagati dalla Procura Antimafia. Convocato in qualità di teste nei giorni scorsi, Di Maio si è avvalso della facoltà di non rispondere ed ha fornito dichiarazioni spontanee a difesa della sua famiglia. Vicende dunque che rimandano alle ultime elezioni amministrative, che secondo quanto denunciato dall’europarlamentare del Pd Sandro Ruotolo sarebbero state inquinate dalla camorra. Proprio quest’ultimo si è dimesso il 2 gennaio scorso, in aperta contestazione con il sindaco Luigi Vicinanza, dopo aver denunciato altre vicende che ora potrebbero finire all’attenzione della commissione d’accesso. Su tutte: la presenza di pregiudicati sul palco organizzato per festeggiare l’ottimo campionato della Juve Stabia nella passata stagione e le procedure per l’installazione dell’Arena Beach Soccer sull’arenile di Castellammare della scorsa estate. L’attenzione degli ispettori ministeriali, inoltre, si concentrerà inevitabilmente sulla gestione del servizio d’igiene urbana in città (ci sono almeno due esposti in Procura) e sugli affidamenti diretti fatti nell’ultimo anno e mezzo dagli uffici comunali. Infine, come di routine, i controlli riguarderanno il contrasto all’abusivismo edilizio, la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata e le nomine interne alla macchina comunale. Un lavoro a 360 gradi per verificare se le scelte amministrative sono state condizionate dalla camorra e se la giunta è riuscita ad arginare le possibili infiltrazioni mafiose. Sullo sfondo, il rischio di un secondo scioglimento del consiglio comunale nel giro di pochi anni. @riproduzione riservata

