Gragnano, don Paolo Attanasio: «I giovani non dialogano più, aiutiamo i genitori a capirli»
Don Paolo Anastasio, parrocco della chiesa di Piazza San Leone a Gragnano, ha lanciato una rassegna per educare i genitori nella crescita dei propri figli. Il primo incontro è in programma il primo febbraio alle ore 20. Sarà tenuto da Don Alfonso De Gregorio che guiderà la riflessione sul tema: “Genitori e figli: amici o nemici? Gli stili di attaccamento”
Come nasce questa idea? «Tutto è nato questa estate durante il campo scuola per le famiglie. Venne fuori un pò da tutti l’intenzione di prendersi cura dei ragazzi. Ma non in maniera diretta ma curando i genitori che in questo momento storico sono disarmati nell’affrontare le nuove sfide».
I ragazzi vi hanno lanciato qualche allarme relativamente alla povertà educativa? «Dalla morte di Alessandro Cascone la città e la parrocchia è rimasta molto scossa. Da quel giorno sono stati fatte molte iniziative ma sentiamo il bisogno di intervenire ancora. Da qualche tempo piazza San Leone, dove è presente la nostra parrocchia, è un pullulare di giovani soprattutto d’estate. Il problema è che uno spazio di aggregazione, non curato dagli adulti, può diventare terra di nessuno e anche una piazza di spaccio. I ragazzi possono perdersi e vivere una promiscuità dannosa che non è educativa».
Con questi incontri cosa pensate di fare? Mettere insieme genitori e figli? «Innanzitutto vogliamo partire dai genitori cercando di dare loro alcuni input semplicissimi attorno alcuni temi che sono urgenti sull’educazione. Il primo incontro verterà sugli stili di attaccamento tra genitori e figli. Il secondo sulle dipendenze comportamentali e affettive, mentre il terzo sui temi del disturbo alimentare sull’uso dei social. Tutto questo per dare un’infarinatura sui punti cardine che sono necessari da conoscere».
Come bisogna comportarsi con i figli: essere duri o disponibili? «Proviamo a cercare una via mediana. Sicuramente è un equilibrio in continuo divenire. Alcuni parlano di una distanza educativa che deve essere flessibile, equilibrata, da ricercare in continuazione. Essere rigidi, netti, duri e autoritari non servirebbe. Così come non è utile essere amiconi del figlio. La sfida è farsi riconoscere dai figli come persone capaci di cura».
I social quanto danneggiano le relazioni genitori-figli e quelle tra ragazzi? «Il 60% dei giovani ricorre a chatgpt per risolvere i propri problemi, anche quelli più semplici come l’outfit da indossare. Questo è dannoso, non per lo strumento, ma per il suo utilizzo. E’ triste che un giovane debba utilizzare una piattaforma digitale perché non ha persone fisiche a cui rivolgersi. Gli adulti cercano di inseguire i propri figli attraverso i social. Facebook era dei ragazzi e quando hanno incominciato ad iscriversi gli adulti i giovani sono scappati su Instagram.E’ un continuo rincorrersi. Occorre recuperare il dialogo diretto familiare.

