Riforma giustizia, il no all’attacco: «La magistratura sarà indebolita»
Il fronte del “no” si compatta contro la riforma della giustizia. Maria Concetta Criscuolo, Gip presso il Tribunale di Torre Annunziata, affronta i temi della riforma. Giudice Criscuolo: perchè dire no a questa riforma?
«Anzitutto perché questa riforma della giustizia è una riforma della magistratura, dal momento che incide poco sul servizio giustizia. Indebolisce, invece, fortemente il sistema giustizia, la magistratura. Questa riforma è vero che tocca la magistratura ma riguarda e incide fortemente sulla pelle dei cittadini, perché incide fortemente sulla tutela dei diritti e della libertà di ciascuno. Una persona, un cittadino incontra un tribunale nella sua vita perché ha avuto un problema, perché è stato leso un suo diritto, è stato commesso un reato che lo ha offeso o, all’opposto, può aver commesso un errore. Cosa si aspetta trovare un cittadino come quando si va in ospedale: una sanità efficiente, un medico che badi a quel problema. In Tribunale ci si aspetta di trovare un giudice, ma anche un pubblico ministero che sia obiettivo».
Chi sostiene il sì al referendum,però, dice che questa riforma si fa per avere un giudice veramente terzo. Lei cosa ne pensa? «Guardi il giudice è terzo già adesso. E per argomentarlo io porto un semplice dato: coloro che dicono che il giudice oggi non sia imparziale si riferiscono al processo penale. La tesi è che il giudice e il pubblico ministero fanno uno stesso concorso, sono entrambi i magistrati, sono entrambi gestiti, nella loro carriera, nelle loro promozioni, nelle loro sanzioni disciplinari da un organo che si chiama Consiglio Superiore della Magistratura. Siccome appartengono a una stessa famiglia, secondo i promotori del “sì” il giudice non è imparziale, ma tende dalla parte del pubblico ministero. Io dico che basta consultare il sito del ministero della giustizia per scoprire che il 49% dei processi che il pubblico ministero promuove e quindi in cui chiede la condanna di una persona, finiscono con una sentenza di assoluzione. In un caso su due un giudice dà torto a un pubblico ministero».
Il consiglio superiore della magistratura è il vero cuore di questa riforma. Motivo reale di scontro tra le parti: ce ne sarebbero due con questa riforma e ci si entrerebbe attraverso un sorteggio. Le posizioni diciamo che fanno riferimento al “no” dicono che è umiliante parlare di un sorteggio per una categoria importante: lei come la vede?
«Il Csm è stato voluto dalla Costituzione a presidio dell’autonomia dell’indipendenza della magistratura. Una Costituzione che benediciamo in tanti momenti e per la quale lottiamo quando un pezzo fondamentale del suo ingranaggio viene fortemente alterato. Il Csm oggi è unico e amministra le carriere di entrambi i magistrati e del CSM fanno parte sia magistrati eletti dai magistrati e altri tecnici, professori universitari ed avvocati eletti dal Parlamento: quindi due categorie comunque riconducibili ai giuristi. La riforma vuole sdoppiare il CSM e fare un CSM per i giudici, un CSM per i pubblici ministeri, ma è questo proprio il fuoco della riforma che va a scalfire la magistratura. Togliamo i pubblici ministeri dalla categoria dei magistrati e dalla cultura del diritto vista soprattutto come garanzia, come tutela delle libertà. Il pubblico ministero diviene un avvocato dell’accusa, cioè che ha come suo obiettivo tolto dalla cultura della giurisdizione, soprattutto quello di indagare per raggiungere una condanna. E non più come oggi un magistrato che ha come dovere previsto dalla legge, quello di cercare elementi a carico dell’indagato nella misura in cui cerca poi il colpevole, ma anche a favore dell’indagato, E poi un criterio di individuazione dei componenti del CSM, attraverso il sorteggio. Ma vorrei ricordare che il sorteggio non è un metodo democratico. Ma noi un amministratore del nostro condominio lo sceglieremmo col sorteggio, visto che ci potrebbe capitare anche un condominio fuori di testa o che probabilmente badi un po’ troppo ai suoi interessi? E poi gli avvocati accetterebbero di far comporre i loro consigli dell’ordine non dagli avvocati da loro votati, ma dagli avvocati sorteggiati?
Lei parlava del nuovo ruolo che verrebbe affidato al magistrato dell’accusa. Ecco questa è una battaglia che sta diventando politica perché anche secondo le posizioni del no sottintende inevitabilmente un tentativo della politica di controllare la magistratura. Il rischio è davvero della pubblica accusa nelle mani del governo? Il pm controllato dal Governo?
«Il rischio è fortissimo. C’è un rischio concreto ed un rischio potenziale. Il CSM verrà composto da un numero di magistrati tratti a sorteggio da tutti i pubblici ministeri e da un numero di professori universitari e avvocati che sono invece, prima individuati dal parlamento e su questi già votati poi sorteggiati. Coloro che fanno parte di questo consiglio, quello della magistratura, dei pubblici ministeri saranno in parte dei sorteggiati su un numero molto ampio e alto di sorteggiati sul numero di nominati di individuare, quindi persone già selezionate spesso per capacità politica o anche per appartenenza. Inevitabilmente questa componente che è la componente “politica” prenderà il sopravvento su quella che vede i magistrati diciamo individuati per semplice sorteggio: giovani colleghi alle prime esperienze colleghi che non hanno una sufficiente esperienza nella gestione essendo delle persone illuminate da un punto di vista del diritto e quindi inevitabilmente si creerà una maggiore capacità di influenza».
Si riferisce ai pubblici ministeri? «I pubblici ministeri hanno un grosso potere perché sono coloro che fanno i processi penali. Pensiamo a quante inchieste sono state diciamo bollate come inchiesta ad orologeria per per ledere questo o quel politico. Ecco, ora pensiamo davvero che questo numero di pubblici minsteri in Italia sarà 2000, 2500 possa essere svincolato dalla magistratura non sottoposto all’esecutivo, perché allo stato non è scritto, e possa resistere così? Con questa autonomia totale di dà un potere enorme un potere che altro che il giudice terzo. L’accusa finisce per avere uno spessore, una valenza che rischia di indebolire il giudice che, invece, è l’istanza finale di garanzia e di libertà. La Costituzione che ha delineato tutto questo è stata scritta in un momento in cui uscivamo dal fascismo, è stata scritta da forze politiche variegate che hanno raggiunto un consenso, un accordo. In quelle forze politiche c’erano i comunisti, socialisti, liberali i cattolici che hanno individuato un punto di equilibrio che ancora oggi ci consente di vivere in democrazia e con le libertà. Un punto di equilibrio che per tanni ha rappresentato anche lo Stato sociale che noi abbiamo conosciuto».

