Incendiò 13 capannoni a Pompei, i fari degli inquirenti su un impiegato di un’attività nei pressi del rogo
Un incendio devastante, di quelli che segnano il territorio e restano impressi nella memoria collettiva, e una svolta giudiziaria arrivata al termine di accurate indagini. È finito in carcere, su ordine del gip del tribunale di Torre Annunziata, l’uomo ritenuto responsabile del rogo che, lo scorso 6 agosto, distrusse tredici capannoni industriali nella zona di Pompei, provocando danni ingenti e un’importante emergenza ambientale. Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura oplontina, l’indagato – di cui non sono state rese note le generalità – sarebbe un 50enne di Boscoreale, impiegato di un distributore di carburante situato non lontano dall’area andata a fuoco. Un dettaglio che aggiunge inquietudine a una vicenda già grave: non un estraneo di passaggio, dunque, ma una persona che conosceva bene quei luoghi, i loro accessi e probabilmente anche ciò che vi era custodito. Il rogo si sviluppò in un’area di circa 3.640 metri quadrati, coinvolgendo tredici capannoni all’interno dei quali erano stoccati enormi quantitativi di scarti di lavorazione tessile, materiale altamente infiammabile e già sottoposto a sequestro giudiziario. Le fiamme si propagarono rapidamente, alimentate dal caldo estivo e dalla natura dei rifiuti, rendendo da subito impossibile un intervento immediato in sicurezza. Le operazioni di spegnimento si rivelarono complesse e pericolose: l’elevatissima temperatura non consentiva ai vigili del fuoco di avvicinarsi agevolmente, rendendo necessario l’impiego di numerose squadre e mezzi speciali. Solo il 14 agosto, dopo nove giorni di lavoro ininterrotto, l’incendio fu dichiarato definitivamente domato. A incastrare il presunto responsabile sarebbero state le immagini di diversi sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, attentamente analizzate dal personale del commissariato di polizia di Stato di Pompei, coordinato dal vicequestore Antonio Concas. I filmati avrebbero consentito di ricostruire movimenti, orari e presenze compatibili con l’innesco dell’incendio, portando all’identificazione dell’uomo e alla richiesta di una misura cautelare in carcere. Resta però il nodo centrale dell’intera vicenda: il movente. Al momento non è chiaro cosa possa aver spinto l’indagato a compiere un gesto di tale portata. Nessuna pista viene esclusa – dal rancore personale a possibili interessi indiretti – ma gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, mentre le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto. Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato trasferito nel carcere napoletano di Poggioreale. Nel frattempo, sul territorio restano le conseguenze materiali e simboliche di un episodio che ha riacceso l’attenzione sul tema dello smaltimento dei rifiuti tessili e sulla sicurezza delle aree industriali.

