Furto di un trattore e «cavallo di ritorno» a Torre Annunziata, arrestato 49enne
Un furto di trattore che diventa estorsione, la paura che corre di bocca in bocca e un arresto che prova a spezzare la spirale: a Torre Annunziata i carabinieri stringono il cerchio e per il presunto responsabile scattano i domiciliari. La vicenda, secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, sarebbe partita dalla sottrazione di un trattore agricolo, mezzo essenziale per chi lavora la terra e che, una volta sparito, lascia non solo un danno economico ma anche l’impressione di essere finiti nel mirino. Dopo il furto, l’uomo indicato come autore, un pregiudicato classe 1977 residente a Boscoreale, avrebbe contattato la vittima avanzando una richiesta precisa: circa 5 mila euro per rientrare in possesso del mezzo. Non un tentativo di mediazione, ma – stando all’impostazione accusatoria – la riproposizione del “cavallo di ritorno”, il meccanismo con cui ciò che è stato rubato viene “restituito” solo dopo il pagamento, accompagnato in questo caso anche da una “promessa” di serenità, descritta come garanzia di quiete e assenza di ulteriori problemi in futuro. Un messaggio che, nella sostanza, avrebbe trasformato la perdita del trattore in una pressione continua, facendo percepire il denaro come l’unica via per chiudere la partita e tornare alla normalità, con la vittima costretta davanti a un bivio: pagare per riavere ciò che era suo e scongiurare conseguenze, oppure rinunciare al mezzo e restare esposta a nuove intimidazioni. L’intervento dei carabinieri di Torre Annunziata avrebbe permesso di ricostruire i passaggi della presunta estorsione, verificare contatti e riscontri e mettere insieme gli elementi utili a delineare il quadro, fino all’arresto e all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. L’operazione si innesta in un contesto cittadino che negli ultimi tempi ha visto salire la tensione per una sequenza di episodi predatori che hanno toccato diversi punti della città e diverse categorie di vittime: dalla rapina consumata ai danni di una gioielleria sul corso principale, gesto che ha colpito un’attività in piena area centrale, ai numerosi tentativi di furto in appartamento segnalati in varie zone, spesso con modalità capaci di aumentare l’allarme. In questo scenario, la vicenda del trattore rubato assume un peso ulteriore: non è soltanto la cronaca di un furto, ma l’esempio di come un reato predatorio possa evolvere in ricatto, usando la restituzione come strumento di pressione economica e psicologica. Con l’azione dei carabinieri di Torre Annunziata, la richiesta da 5 mila euro e la “promessa” di tranquillità finiscono ora dentro un provvedimento restrittivo e in un percorso giudiziario che punta ad accertare responsabilità e dinamiche, mentre in città resta alta l’attenzione su furti, rapine e tentativi di intrusione: un segnale di contrasto che interviene su un meccanismo ritenuto ricorrente e che, almeno in questo caso, viene interrotto prima che la vittima sia costretta a scegliere tra pagare o subire.

