Humanity 1 soccorre 33 migranti, avvistati due cadaveri in mare
Napoli. La nave umanitaria Humanity 1 ha effettuato nelle ultime 24 ore il soccorso di 33 migranti in acque internazionali e ha avvistato due cadaveri in mare, senza riuscire a recuperarli a causa dell’avanzato stato di decomposizione. Le persone salvate provengono da Iraq, Pakistan, Somalia e Sud Sudan.
Dopo le operazioni di soccorso, l’imbarcazione ha fatto rotta verso Napoli, porto indicato dalle autorità italiane per lo sbarco. La Ong, tuttavia, segnala che le richieste di assegnazione di un porto più vicino, considerate le difficili condizioni meteo, non hanno ricevuto risposta.
«Abbiamo bisogno di un luogo sicuro più vicino», fanno sapere dalla Humanity 1. Il primo intervento è avvenuto intorno alle 3 del mattino, quando l’equipaggio ha individuato una barca in difficoltà con diverse persone a bordo e, poco distante, un corpo in acqua.
Il recupero non è stato possibile. Un secondo allarme è scattato intorno a mezzogiorno, dopo la segnalazione dell’aereo Seabird di Sea-Watch. Sul posto la Humanity 1 ha trovato un gommone con circa 20 persone e una motovedetta della Guardia costiera libica in avvicinamento.
«Per evitare un possibile respingimento illegale abbiamo immediatamente lanciato i nostri mezzi veloci e messo in salvo tutte le persone a bordo», spiegano dalla Ong. I naufraghi presentavano sintomi di ipotermia e forte stanchezza; due casi hanno richiesto cure mediche urgenti.
Dopo il soccorso, l’equipaggio ha avvistato un secondo cadavere in mare, anch’esso non recuperabile. «Non conosciamo le circostanze delle loro morti ma è evidente che non si tratta di casi isolati», affermano dalla Hummanity 1.
La zona in cui sono avvenuti gli avvistamenti è infatti la stessa in cui, da metà gennaio, sono state segnalate numerose persone disperse. Inoltre, dopo il ciclone Harry, secondo il giornalista Sergio Scandura almeno otto imbarcazioni sarebbero partite dalla Tunisia senza che vi siano stati contatti o salvataggi confermati.
«Il fatto che persone già vulnerabili abbiano dovuto assistere alla presenza di cadaveri in mare è estremamente traumatico», sottolinea Barbara, coordinatrice della comunicazione a bordo della nave. «Il nostro team sta fornendo supporto psicologico per prevenire ulteriori traumi».

