Jlenia uccisa in un ghetto terribile. Don Patriciello: «Chi l’ha costruito ce l’ha sulla coscienza»
CRONACA
4 febbraio 2026

Jlenia uccisa in un ghetto terribile. Don Patriciello: «Chi l’ha costruito ce l’ha sulla coscienza»

metropolisweb

«Il rione Conocal di Ponticelli è orribile. E’ uno di quei rioni che non avremmo mai dovuto costruire. Sono ghetti lasciati a sé stessi, come il Parco Verde di Caivano fino a qualche anno fa. Chi li ha costruiti se li porterà nella coscienza. Forse sono stati fatti a posta, perché tutto tutto tutto contribuisce ai isolare quelle persone». Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, usa toni durissimi per raccontare l’ennesima morte assurda. Attacca le istituzioni. E ricorda Jlenia, che aveva solo 22 anni, ammazzata dal fratello per il volume alto della musica.

Oggi c’è un contrasto stridente, quasi insopportabile, tra le immagini che scorrono sui profili social della ragazza e la fredda cronaca giudiziaria che ne racconta la fine. Da una parte ci sono i video di una ventiduenne solare, i sorrisi davanti alla telecamera dello smartphone, le canzoni neomelodiche e le dediche d’amore; dall’altra, il pavimento sporco di sangue di un appartamento nel Rione Conocal e una coltellata alla schiena che ha messo fine a tutto.​

Giuseppe Musella, 28 anni, fratello di Jlenia, si è presentato alle forze dell’ordine. «Sono stato io», ha detto. «Non voleva abbassare il volume della musica. Prima le percosse, documentate dai segni sul volto della ragazza, poi l’affondo fatale. Un fendente alla schiena. Sui social resta un ritratto spezzato di Jlenia. Descritta come “il sole” dagli amici. Era una content creator con la cura del corpo e l’estetica tipica della sua generazione.

Jlenia viveva in un ambiente dove lo Stato è spesso un’astrazione e le regole sono dettate dal codice della strada e del clan. L’appartamento del Conocal era diventato un microcosmo esplosivo di tensioni familiari senza mediatori. Suo fratello era il suo «bene più prezioso”, scriveva. Un amore incondizionato che non faceva i conti con la deriva violenta dell’uomo, un affetto rimasto intrappolato in una spirale di degrado che non ha risparmiato nemmeno i legami di sangue più sacri.​

Il Pm Ciro Capasso coordina le indagini per verificare se ci siano state omissioni o se qualcuno abbia assistito senza intervenire, Ponticelli resta sospesa tra il dolore e il silenzio. Jlenia voleva essere una stella dei social ed è l’ennesima vittima di una violenza che non conosce ragioni. «Una ragazza costretta a vivere in un ghetto», accusa Don Patriciello.