Sanità, le liste d’attesa sono chiuse. Ma basta pagare, magicamente saltano fuori i medici
CRONACA
4 febbraio 2026

Sanità, le liste d’attesa sono chiuse. Ma basta pagare, magicamente saltano fuori i medici

metropolisweb

«Se un cittadino viene mandato via perché le liste d’attesa sono chiuse, ma se paga magicamente ci sono medici, sale e apparecchiature disponibili, questo non è scorretto. È disumano». Sono le parole del ministro della Salute, Orazio Schillaci, al question time alla Camera. Una presa di coscienza che pesa anche sulle istituzioni e sul governo.

«Stiamo costruendo gli strumenti di controllo. Ma la partita si gioca nelle corsie e lì dove ogni giorno qualcuno decide se rispettare le regole o aggirarle. Per questo continueremo a vigilare, a intervenire dove serve, senza sconti per nessuno». Il diritto alla salute spesso dipende dalla capacità di pagare. E questo, per usare le parole del ministro, è illegalità e disonestà.

Schillaci ha ricordato che la legge 73 del 2024 prevede regole precise: l’attività libero-professionale intramuraria non può mai superare quella istituzionale e il volume di prestazioni private di ogni medico deve essere inferiore a quelle pubbliche. E c’è un obbligo di verifica da parte delle Direzioni aziendali. Inoltre, quando le liste d’attesa superano i tempi previsti, le Direzioni generali devono garantire le prestazioni anche attraverso la libera professione, ma al prezzo delle tariffe pubbliche, ovvero solo con il ticket.

Secondo il ministro, «in troppe Regioni le risorse ci sono ma non vengono spese. Non basta dire che servono i medici. Servono più medici in alcune specialità. Se però le prestazioni ambulatoriali vengono concentrate in poche ore al giorno mentre la libera professione è disponibile 24 ore, il problema non è il numero di medici. È la volontà – ha concluso – di organizzarsi in maniera diversa».