Elezioni, veleni tra Pd e M5S: Fdi sogna il colpaccio a Portici e San Giorgio
CRONACA
5 febbraio 2026

Elezioni, veleni tra Pd e M5S: Fdi sogna il colpaccio a Portici e San Giorgio

Alberto Dortucci

Portici. Il «campo largo» annaspa tra liti e polemiche sull’asse Pd-M5S e i vertici territoriali di Fratelli d’Italia provano a gettare le basi per «conquistare» alle prossime elezioni di primavera due storici «fortini del centrosinistra» della provincia sud di Napoli: San Giorgio a Cremano e Portici, città-simbolo dell’area vesuviana, entrambe reduci da lunghi cicli di governo cittadino a trazione Pd. È il senso dell’appello lanciato da Antonio Pannino e Mauro Mori – coordinatori dei circoli territoriali del partito guidato da Giorgia Meloni – in vista delle scelte strategiche del primo partito del centrodestra: un segnale politico rivolto ai vertici nazionali e regionali di FdI e – allo stesso tempo – un «messaggio» per alleati e avversari. La richiesta è chiara: individuare candidature autorevoli, radicate e credibili per contendere la guida delle due città a un campo progressista che già mostra crepe evidenti nella composizione dello schieramento e nella scelta dei leader.

Stop all’era-Zinno

A San Giorgio a Cremano si chiude un decennio segnato dalla . Dieci anni di amministrazione che hanno consolidato una filiera politica capace di reggere anche il passaggio di Zinno in Consiglio regionale. A San Giorgio a Cremano, Fratelli d’Italia prende atto della difficoltà di scardinare un sistema di potere strutturato – figlio di dieci anni di leadership di Giorgio Zinno, fedelissimo del vicegovernatore Mario Casillo e fresco di elezione in consiglio regionale – ma rivendica la necessità di un salto di qualità: non più testimonianza bensì una proposta capace di parlare a un elettorato che fatica a riconoscere il lavoro (e le proposte) del centrodestra.

La faida di Portici

Ma è su Portici che l’iniziativa assume un significato strategico marcato e deciso. Chiuso l’interminabile ciclo di Vincenzo Cuomo – figura di riferimento dell’area Pd oggi riconducibile alla linea della segretaria nazionale Elly Schlein – approdato in giunta regionale, si è aperta la stagione dei lunghi coltelli nel centrosinistra. Il «ventennio» di Vincenzo Cuomo ha garantito stabilità amministrativa, ma ha lasciato in eredità «equilibri» tutt’altro che consolidati. Il Pd – fortemente influenzato dall’ombra lunga del sindaco uscente – spinge per un candidato «in continuità» e avrebbe già individuato in Florinda Verde, pupilla dell’ex sindaco, il nome «ideale» per portare avanti il lavoro degli ultimi venti anni. Di segno opposto le posizioni di M5S e Casa Riformista, pronti a chiedere una vera condivisione del nome – al momento, la proposta alternativa sarebbe l’ex vicesindaco Fernando Farroni – e a minacciare la rottura del campo largo in mancanza di un accordo.

Il contropiede di Fdi

È in questo spazio che Fratelli d’Italia tenta l’inserimento. L’appello a una candidatura «autorevole» certifica la volontà di intercettare non solo il tradizionale elettorato di centrodestra, ma anche quella fascia di cittadini e mondi civici potenzialmente delusi dalle faide interne al fronte progressista. Da qui l’insistenza su profili di alto livello, capaci di tenere insieme competenza amministrativa, riconoscibilità pubblica e radicamento territoriale. In un quadro politico locale in movimento, l’iniziativa dei meloniani prova a trasformare una fase di transizione in un’opportunità. Se sarà solo un posizionamento tattico o l’inizio di una sfida realmente contendibile, lo diranno le prossime settimane. Molto dipenderà dalla capacità del centrodestra di trovare il nome giusto e, soprattutto, di sfruttare le fratture che attraversano oggi il fronte Pd–M5S.

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