La rivolta di Nuoro: No al carcere dei superboss. «Non vogliamo infiltrazioni nella nostra terra»
CRONACA
5 febbraio 2026

La rivolta di Nuoro: No al carcere dei superboss. «Non vogliamo infiltrazioni nella nostra terra»

metropolisweb

La Sardegna, isola di granito e vento, è al centro di un braccio di ferro istituzionale che va oltre le mura perimetrali della prigione di «Badu ’e Carros», a Nuoro, la «Atene sarda». Sindaco, governatore e vescovo dicono no al carcere dei superboss di camorra, mafia e ‘Ndrangheta. E dicono no ai rischi di infiltrazioni economiche legate all’indotto dei boss (familiari, avvocati, logistica).

Levata di scudi delle istituzoni

Da una parte il Governo dall’altra le istituzioni locali, guidate dal sindaco Emiliano Fenu e dalla presidente della Regione, Alessandra Todde. L’idea di Roma è quella di trasformare il Badu ’e Carros in penitenziario dedicata esclusivamente ai detenuti sottoposti al regime del 41-bis, il cosiddetto carcere duro. Una scelta che per il territorio nuorese rappresenta uno stigma sociale e d’immagine che rischia di soffocare le ambizioni di rilancio della città.

​Davanti alle notizie di trasferimento imminente dei boss a Nuoro, il sindaco chiede un confronto con il ministro:
«Nuoro non è una colonia penale», dice. Trasformare il carcere nel quartier generale dei superboss è un segnale opposto ai programmi di sviluppo che si stanno portando avanti. «Una condanna alla marginalità proprio mentre l’isola cerca di proiettarsi nel futuro della ricerca internazionale».

Il presidente della Regione ha lanciato un appello alla mobilitazione generale, parlando di una condanna senza appello per la Sardegna. La tesi è chiara: l’insularità non deve essere usata dallo Stato come una giustificazione per trasformare la regione nella discarica dei detenuti più pericolosi d’Italia.

​​Anche la Chiesa si mobilita. Monsignor Antonello Mura, vescovo di Nuoro, ha espresso preoccupazioni forti, temendo che la città venga etichettata definitivamente come enclave della punizione. Il rischio è che Badu ’e Carros smetta di essere un luogo di recupero per diventare una struttura di puro contenimento, dove la “giustizia riparativa” non trova cittadinanza.

L’esercito dei superboss. Campania prima

​​Per comprendere la portata della mobilitazione nuorese, bisogna guardare ai numeri che definiscono il perimetro del 41-bis in Italia. Al 2026, il panorama della detenzione speciale è un mosaico di isolamento che coinvolge circa 750 persone in tutta la penisola. Una mappa del potere criminale che lo Stato tenta di neutralizzare recidendo ogni legame con l’esterno.

​Le statistiche sono implacabili nel descrivere la composizione di questo esercito di “sepolti vivi”. La Camorra napoletana detiene il primato numerico, con circa 270 affiliati sottoposti al regime duro, una quota che sfiora il 35% del totale nazionale. Segue a breve distanza la ‘Ndrangheta calabrese, con circa 210 detenuti, e Cosa Nostra siciliana, che conta circa 200 esponenti dietro le sbarre speciali. Il resto della popolazione è composto da esponenti della Sacra Corona Unita, delle mafie pugliesi e lucane, e da una piccolissima rappresentanza legata al terrorismo internazionale e interno.

​La Sardegna, con gli istituti di Sassari-Bancali e Cagliari-Uta, ospita già una fetta consistente di questo mondo. Trasformare anche Nuoro in un centro monocratico per il 41-bis significherebbe concentrare nell’isola quasi un terzo dell’intera popolazione mafiosa al vertice.