Paradosso Napoli: tra l’America’s Cup e l’anno zero della cantieristica
CRONACA
5 febbraio 2026

Paradosso Napoli: tra l’America’s Cup e l’anno zero della cantieristica

Inzia il Nauticsud: fiera nautica e tavolo di confronto. Dall’area flegrea a Sorrento: un’economia strozzata. Sos: salvare la produzione e disegnare la linea di costa
Raffaele Vitiello

Nauticsud è più di una fiera nautica. E’ un momento di riflessione tra operatori e istituzioni, è la settimana nella quale Napoli s’interroga sul futuro dell’economia del mare. Quella che dovrebbe essere il motore dello sviluppo economico di una terra che, purtroppo, dimostra ancora di non conoscere appieno le sue potenzialità. Da Napoli alle sue aree periferiche, un’unica linbea di costa che va dall’area flegrea alla Penisola Sorrentina: una striscia di terra dove la cantieristica ha ancora apli margini di crescita ma dove persistono gravi limiti strutturali. Di questo si discuterà nella settimana che accompagnerà la fiera nautica del Mezzogiorno, che si apre sabato mattina.

Paradosso Parthenope: industria senza banchine
​Non è solo una questione di fatturati, né di semplici fluttuazioni di mercato. A Napoli va in scena la resistenza industriale che non ha eguali nel panorama del Made in Italy. Napoli e la sua provincia, il territorio che ha inventato il gozzo moderno e che domina la produzione mondiale di gommoni di lusso, si trova davanti a uno specchio che restituisce un’immagine deformata: un comparto d’eccellenza che rischia l’asfissia non per mancanza di idee, ma per assenza di spazio.
​I numeri snocciolati dagli operatori sono un pugno nello stomaco per l’economia regionale: una contrazione del fatturato del 25% negli ultimi due anni e, dato ancora più allarmante, un calo della produzione del 35%. Quando un cantiere smette di produrre un terzo delle proprie unità, non sta solo perdendo profitto; sta mettendo in discussione la propria sopravvivenza e quella di migliaia di famiglie legate all’indotto.

La crisi “domestica” di un mercato globale
​Gennaro Amato, presidente di Afina, ha parlato con la durezza di chi vede i propri associati lottare contro mulini a vento burocratici. La sua analisi sposta il focus dai fattori macroeconomici — pure presenti come l’inflazione e il costo delle materie prime — a una criticità squisitamente strutturale: la mancanza di ormeggi. In Campania, regione leader per la nautica da diporto nella fascia tra i 6 e i 15 metri, mancano all’appello cinquemila posti barca. È un limite fisico invalicabile. Se un potenziale armatore non riceve garanzie sulla possibilità di “parcheggiare” la propria imbarcazione, l’acquisto viene annullato o rimandato a tempo indeterminato.
​Questa carenza ha creato un effetto domino devastante. Le aziende si ritrovano con i piazzali pieni di imbarcazioni invendute o, peggio, con permute che non riescono a essere ricollocate sul mercato dell’usato. Il tempo è il nemico principale: con la fiera a febbraio, i cantieri hanno solo due mesi per gestire la produzione e le vendite prima dell’inizio della stagione. Un soffocamento temporale che Amato intende risolvere con una proposta radicale: il raddoppio della manifestazione e lo spostamento strategico a ottobre.

La rivoluzione del calendario
​La proposta di una doppia edizione per il 2026 e di un definitivo passaggio all’autunno non è un vezzo organizzativo, ma una strategia di sopravvivenza industriale. Spostare il Nauticsud a ottobre significa allineare la fiera ai tempi reali della cantieristica. Un ordine firmato in autunno permette al cantiere di pianificare la produzione invernale, gestire l’acquisto delle materie prime a prezzi migliori e consegnare l’imbarcazione finita in primavera, pronta per il varo.
​Oggi, invece, il salone di febbraio costringe i produttori a una corsa contro il tempo che spesso si traduce in perdite secche o in magazzini ingolfati. Il ritorno alle date autunnali, che storicamente appartenevano al Nauticsud prima di anni di incertezze, segnerebbe il ripristino di un ciclo economico sano. Una visione che ha trovato il consenso del sindaco Gaetano Manfredi, conscio che la nautica non è solo tempo libero, ma una filiera che incide pesantemente sul PIL cittadino.

L’ombra della Coppa: l’effetto America’s Cup
​Il 2026 sarà l’anno in cui Napoli tornerà a essere l’ombelico del mondo velico. L’America’s Cup non è solo una competizione; è un acceleratore di processi. L’Ammiraglio Giuseppe Aulicino, Direttore marittimo della Campania, ha delineato uno scenario di coordinamento senza precedenti. Quaranta unità della Guardia Costiera e delle forze dell’ordine vigileranno su un campo di regata immenso, supportate da tecnologie di comando e controllo di ultima generazione.
​Ma il vero lascito della Coppa America deve essere infrastrutturale. La riqualificazione della linea di costa da Bagnoli a San Giovanni a Teduccio è il tassello mancante. Le promesse del Sindaco Manfredi — 2.500 nuovi posti barca distribuiti tra Bagnoli, Mergellina, Molo San Vincenzo e Vigliena — sono viste dai cantieri come l’ultima chiamata. Sebbene questi posti coprano solo la metà del fabbisogno reale, rappresenterebbero comunque la fine di un digiuno durato troppo a lungo.

​Banca di Comunità scudo contro la crisi
In un momento in cui l’accesso al credito è diventato una scalata proibitiva per molti piccoli imprenditori e armatori, l’intervento di Amedeo Manzo, presidente della BCC di Napoli, assume una valenza politica oltre che economica. La decisione di offrire un tasso d’interesse inferiore del 25% rispetto al mercato per chi acquista al Nauticsud è una mossa di difesa territoriale.
​Manzo promuove una visione di “capitalismo territoriale” dove la banca di prossimità non si limita a erogare prestiti, ma si fa partner della filiera. Ridurre il costo del denaro significa ridare ossigeno alla domanda interna, permettendo alla cantieristica napoletana di svuotare i piazzali e ricominciare a investire in innovazione e forza lavoro. È un modello di economia circolare che punta a proteggere Napoli dalle turbolenze dei mercati finanziari globali.

La rotta verso l’autunno
​La sfida lanciata alla Mostra d’Oltremare è chiara: la nautica campana non vuole assistenza, chiede solo di poter lavorare. Il Nauticsud di febbraio sarà il primo test di tenuta, ma è sulla possibile edizione di ottobre che si gioca il destino del comparto. Tra l’entusiasmo per l’America’s Cup e la cruda realtà dei fatturati in calo, Napoli deve decidere cosa vuole essere da grande: una splendida cartolina per turisti o una capitale industriale capace di governare il proprio mare. La decisione sul raddoppio fieristico, attesa a breve, sarà il primo vero segnale di questa nuova rotta.