Torre del Greco, nuove scoperte a villa Sora: trovate tracce di un antico cantiere
CRONACA
5 febbraio 2026

Torre del Greco, nuove scoperte a villa Sora: trovate tracce di un antico cantiere

Alberto Dortucci

Torre del Greco. Un antico cantiere romano riemerge dal sottosuolo e restituisce un pezzo importante della storia di Torre del Greco. Dopo circa trent’anni di silenzio, Villa Sora torna (finalmente) sotto i riflettori grazie a una nuova campagna di scavi archeologici capace di restituire testimonianze di straordinaria qualità e valore.

Un ritorno atteso per uno dei siti più affascinanti e – al tempo stesso – più dimenticati della provincia sud di Napoli. Le indagini – avviate a novembre del 2025 e condotte dal parco archeologico di Ercolano – stanno ampliando in maniera significativa la conoscenza della villa marittima, incastonata tra il cimitero e il complesso comunale di palazzo La Salle.

Gli archeologi hanno portato alla luce un nuovo ambiente, di dimensioni contenute ma di eccezionale raffinatezza, che offre uno spaccato vivido della vita – e dei lavori in corso – all’interno della residenza poco prima della drammatica eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Si tratta di uno spazio di circa dieci metri quadrati, collocato sul fronte nord-orientale del complesso, che ha restituito decorazioni pittoriche di altissimo livello.

I frammenti rinvenuti raccontano un programma figurativo elegante e ricercato: pareti su fondo scuro scandite da fasce in rosso cinabro, animate da aironi disposti attorno a un candelabro dorato, e un soffitto chiaro impreziosito da ghirlande, fregi e figure mitologiche. Tra queste spiccano grifi finemente dipinti e un centauro in movimento, realizzato con una qualità pittorica che conferma il rango elevato dei proprietari della villa.

Ma il dato più affascinante non riguarda solo la bellezza delle decorazioni, bensì il contesto in cui sono state rinvenute. All’interno dell’ambiente erano presenti tre ciste in piombo finemente decorate – riconducibili alla stessa officina – insieme a preziosi elementi architettonici in marmo bianco, tra cui un capitello conservato in condizioni eccellenti. La lavorazione esclusivamente a scalpello e la presenza di altri frammenti marmorei suggeriscono con chiarezza che questi materiali fossero accantonati in vista di un intervento architettonico.

In altre parole, la villa era un cantiere aperto quando il Vesuvio eruttò, congelando per sempre lavori, progetti e ambizioni. La lettura stratigrafica ha permesso di ricostruire in modo puntuale anche la sequenza della distruzione: le colate piroclastiche investirono la struttura, causando il crollo delle coperture, dei soffitti e infine delle pareti.

Un racconto materiale che restituisce tutta la violenza della catastrofe e che rende ancora più potente il legame tra il sito e la memoria collettiva del territorio vesuviano. «I risultati dello scavo di Villa Sora confermano l’importanza della ricerca archeologica come strumento essenziale di conoscenza», ha sottolineato il direttore generale musei, Massimo Osanna, evidenziando come le nuove scoperte permettano di restituire aspetti concreti della vita quotidiana di una grande villa marittima, improvvisamente interrotta dall’eruzione.

Il progetto rientra nella campagna nazionale di scavi archeologici, avviata nel 2024 e rafforzata nel 2025 con uno stanziamento complessivo di 4,8 milioni di euro. Per Villa Sora sono stati destinati 150.000 euro, fondi che hanno consentito di riattivare un percorso di studio e di porre le basi per un programma più ampio di ricerca e valorizzazione.

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