Faceva affari con il clan, il fratello del boss Pesacane di Boscoreale lascia il carcere
Lascia il carcere di Terni per gli arresti domiciliari il 56enne Umberto Pesacane appartenente all’omonimo clan, era stato condannato a marzo 2025 alla pena di 10 anni 6 mesi di reclusione per associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni e per essere un partecipe di un’associazione dedita al narcotraffico. Ritenuto braccio destro del fratello capocosca Giuseppe, Umberto (difeso di fiducia dall’avvocsfo Antonio Usiello) ha ottenuto gli arresti in casa per incompatibilità con il regime detentivo presso la propria abitazione di Boscoreale. La vicenda è quella del blitz di ottobre 2023 nei confronti della «rinascita» della cosca, che si sarebbe mossa tra Boscoreale e Boscotrecase, dove -secondo l’accusa – aveva sancito un patto di «non belligeranza» con i Gallo-Limelli-Vangone dopo i primi screzi e il rischio di una faida di camorra, rifornendosi di droga da Rosaria Vangone, sorella del defunto capoclan.
Il pizzo era imposto a diversi imprenditori e commercianti fino a Terzigno e Trecase. Tra le vittime c’erano negozianti del Vesuviano e anche agenzie funebri della zona, così come era stato imposto il versamento del 5% dei ricavi a un’azienda che forniva le slot machine ai centri per scommesse delle città Boscoreale e Boscotrecase. Da piccoli prestiti anche di poche centinaia di euro, le vittime erano costrette a restituire di interessi per migliaia di euro, senza mai estinguere il debito contratto con la camorra. Il titolare di una tipografia, un fruttivendolo, il proprietario di un supermercato, alcuni operai, un meccanico, un macellaio, un ristoratore, un rivenditore di auto, addirittura un contadino, un panettiere, un imprenditore edile: erano decine le vittime di usura, sotto scacco dei Pesacane, il fratello per la Dda avrebbe gestito anche il versamento degli stipendi ad affiliati e detenuti. Nell’ambito del processo relativo all’inchiesta sugli affari del clan Pesacane, attivo tra Boscoreale e Boscotrecase, furono condannate a marzo scorso 19 appartenenti alla cosca del Vesuviano. Oltre 164 anni di cella inflitti dai giudici nel corso del processo alla criminalità organizzata. Tra i destinatari delle condanne capi e gregari di un gruppo che per l’Antimafia aveva rimesso in piedi un ingente giro d’affari illecito.

