Pizzo sui lavori di restyling allo stadio di Pimonte, assolto un 31enne
CRONACA
6 febbraio 2026

Pizzo sui lavori di restyling allo stadio di Pimonte, assolto un 31enne

Michele De Feo

Pizzo sui lavori di restyling allo stadio di Pimonte, assolto dopo 15 mesi tra carcere e arresti domiciliari fuori regione un 31enne. Per i giudici del Tribunale di Torre Annunziata non è stato Antonio Chierchia a chiedere l’estorsione per conto del clan Afeltra all’imprenditore titolare della ditta che stava eseguendo le opere commissionate dal Comune. Una sentenza arrivata alla fine di un processo che si è tenuto con il rito ordinario ricco di colpi di scena. Come la discussione difensiva finale dell’avvocato Francesco Romano (che assisteva il 31enne) che in aula, per dimostrare la sua tesi, ha portato consulenti di parte e sagome smontando il castello accusatorio dell’Antimafia. Un’arringa conclusiva «all’americana» e che alla fine ha convinto pienamente il collegio giudicante (presidente Rosaria Salzano, a latere Emma Aufieri e Maria De Simone) che ha assolto Antonio Chierchia «per non aver commesso il fatto». Il 31 enne, incensurato, era finito nei guai nel dicembre del 2024 quando fu arrestato con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo camorristico. Un’inchiesta partita dopo la denuncia della persona offesa, un imprenditore napoletano che già in passato aveva denunciato diverse volte tentativi di estorsione fatti da esattori di altri clan di camorra. I fatti in questione risalgono ad  una mattinata del marzo del 2024. Un uomo incappucciato si avvicinò al cantiere dove gli operai stavano svolgendo il proprio turno di lavoro. L’esattore avvicinò l’imprenditore chiedendogli, senza troppo girarci attorno una quota estorsiva per «rimanere tranquilli». La vittima non ci pensò due volte e andò a denunciare il fatto alle forze dell’ordine che immediatamente fecero partire l’indagine. In caserma furono mostrati all’imprenditore diverse fotografie di soggetti che corrispondevano alla descrizione fornita dalla vittima  agli inquirenti. L’imprenditore indicò quella che ritraeva il 31enne. Dopo pochi mesi è scattato il blitz. Quello che era considerato l’esattore, Antonio Chierchia, venne arrestato e fin da subito, anche in sede di interrogatorio di garanzia si dichiarò innocente dando la sua versione dei fatti. Nel giorno in cui si è verificato l’episodio il 31enne prese un aereo- poche ore dopo la richiesta estorsiva- per andare a Torino per un viaggio di lavoro. Oltre a questo, sempre nella stessa mattinata, l’imputato si recò ad Agerola per ritirare un pacco da un corriere. Un alibi che ha concorso a convincere i giudici sull’estraneità ai fatti del 31enne. Nonostante questo l’Antimafia non ha mai cambiato linea al processo chiedendo alla requisitoria 6 anni di condanna del 31enne forte anche del riconoscimento della persona offesa fatta in sede di indagine, in carcere, e in aula di fronte ai giudici. La sentenza di assoluzione ha spinto l’Antimafia a riaprire il caso perchè ciò che non è mai stato negato, nemmeno dalla difesa di Antonio Chierchia, al processo è l’esistenza del fatto criminoso. Il tentativo di estorsione si è verificato ma non è il 31enne l’esattore. Seguendo quella che è la ricostruzione dei giudici in libertà ci sarebbe un fedelissimo del clan Afeltra- Di Martino, la cosca egemone dei Monti Lattari.