Referendum sulla giustizia, patto a Torre Annunziata tra giudici, pm e società civile per il «No»
CRONACA
6 febbraio 2026

Referendum sulla giustizia, patto a Torre Annunziata tra giudici, pm e società civile per il «No»

Michele De Feo

«La nostra non è una battaglia per la magistratura ma per la difesa della costituzione e lo Stato di diritto». E’ l’ideale che ha unito pm e giudici in forza al palazzo di giustizia di Torre Annunziata e alcuni membri della società civile del territorio nella costituzione del comitato per il «No» al referendum sulla riforma della giustizia. Al tavolo allestito nella sala riunioni della procura oplontina, in rappresentanza delle toghe, i pm Matteo de Micheli e Andreana Ambrosino, i giudici Maria Concetta Criscuolo e Maria Ausilio Sabatino. Al loro fianco l’ambientalista Claudio d’Esposito, Maria Carillo e Alfonsina Palmieri della cooperativa sociale Xenia, Alessandro Caso, studente e tirocinante in magistratura, don Ciro Cozzolino e l’avvocato penalista Gabriele Di Maio. «L’attività del Comitato «Giusto dire no»  si articolerà in una serie di incontri ed eventi pubblici, con l’obiettivo di avvicinarci ai cittadini per informarli in modo chiaro e corretto sui contenuti della riforma e sui possibili rischi che essa comporta per l’indipendenza della magistratura- ha detto il dottor De Micheli- Negli ultimi vent’anni, le campagne referendarie si sono spesso ridotte a slogan, spot e messaggi eccessivamente semplificati. Noi, invece, siamo tecnici e intendiamo offrire il maggior livello possibile di informazione, evitando logiche di tipo pubblicitario. La riforma in discussione è estremamente complessa e risulta difficile da comprendere persino per gli addetti ai lavori. Anche noi magistrati abbiamo dovuto studiarla in modo approfondito, analizzando uno per uno i commi che intervengono sugli articoli della Costituzione, per coglierne il quadro complessivo e gli obiettivi di fondo. Il nostro Comitato non è composto esclusivamente da magistrati, ma anche da esponenti della società civile profondamente radicati nel territorio. Crediamo infatti che questa non sia una battaglia riservata agli operatori della giustizia, ma una questione che riguarda il benessere e i diritti di tutti i cittadini. A nostro avviso, la riforma mette in discussione i principi di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge». Le iniziative del comitato si terranno anche nelle scuole garantendo sempre un contraddittorio. «La posta in gioco è alta, è in pericolo la tutela dello Stato di diritto con le conseguenti derive autoritarie. La nostra costituzione è nata come risposta immunitaria ai regimi totalitari e per questo va difesa», ha detto la dottoressa Sabatino.  «Vogliamo uscire dal nostro palazzo di vetro utilizzando un linguaggio semplice per far capire le nostre ragioni ai cittadini sul referendum», ha aggiunto la dottoressa Ambrosino.  «La nostra Repubblica non è un Eden, ma è un sistema democratico che ha retto e che ha garantito la pace- ha aggiunto la dottoressa Criscuolo- Questa non è una battaglia di parte, ma per la costituzione». L’avvocato Di Maio è tra i pochi del foro di Torre Annunziata che si sono esposti per il «no».  «La mia è una partecipazione più che convinta a questa battaglia referendaria- ha detto Di Maio-  E’ opportuno far capire ai cittadini che questa riforma inciderà sul futuro dei nostri figli. In 30 anni di professione  non mi è mai capitato di incontrare un magistrato che non sia imparziale. I dati governativi ci dicono che il 50 % degli imputati che vanno a dibattimento vengono assolti e il 45% delle notizie di reato che arrivano alla procura di Torre Annunziata finiscono con un’archiviazione. Il pm, oggi, ha l’obbligo di cercare la prova anche a favore dell’assoluzione dell’indagato, con questa riforma questo non è più previsto. Ciò può sfociare in due derive: quella del super sceriffo dai mille poteri, oppure nell’esatto opposto con la paura di toccare con indagini personali influenti»