Le nuove scoperte di Oplonti: Torre Annunziata può rinascere con la Grande Pompei
Dove la cenere aveva congelato il tempo, Oplontis torna a raccontare le sue storie: pavoni dipinti, maschere sceniche e nuovi ambienti riemergono nella Villa di Poppea, tra arte e memoria. Dal 12 febbraio, i visitatori potranno entrare in un vero e proprio “dietro le quinte” del passato: ogni giovedì, dalle 10:30 alle 12:00, in gruppi di 10 persone, sarà possibile accedere ad alcune aree in scavo, accompagnati dal personale del Parco, per osservare dal vivo le delicate fasi di restauro e scavo. Nel settore occidentale della villa, attribuita alla seconda moglie di Nerone, affiorano dettagli che sembravano perduti: figure di pavoni dai colori ancora vivaci, impronte di alberi del giardino nella loro posizione originale, frammenti di affresco e ambienti fino a oggi sconosciuti. Il lavoro combina ricerca scientifica e tutela, con l’obiettivo di chiarire lo sviluppo dell’area lungo via dei Sepolcri, affrontare criticità conservative e valorizzare il contesto archeologico e urbano.
Il Salone della Maschera e del Pavone
Al centro dell’attenzione c’è il Salone della Maschera e del Pavone, uno degli ambienti più raffinati della villa, decorato in II stile. Accanto alle maschere già note, sono emersi nuovi frammenti, tra cui una maschera scenica identificabile con Pappus, personaggio della Commedia Atellana, e una pavonessa integra che completa il pavone maschio già conosciuto, arricchendo il programma decorativo. Frammenti con un tripode dorato inscritto in un oculus dialogano con un tripode in bronzo dipinto su un’altra parete, restituendo la complessità dei riferimenti simbolici interni. Lo scavo restituisce inoltre il giardino della villa con precisione rara: le impronte degli alberi, conservate nel punto originale, rivelano uno schema ornamentale che raddoppia il colonnato del porticato meridionale, in continuità con modelli già noti nelle domus del sito pompeiano e all’interno della stessa Oplontis. Alla mappa della villa si aggiungono quattro nuovi ambienti, tra cui un vano absidato probabilmente legato al settore termale, che approfondisce la conoscenza dell’organizzazione funzionale della residenza. Le indagini hanno permesso anche di riconoscere un paleoalveo post-eruzione del 1631, utile a ricostruire l’evoluzione del paesaggio e i rapporti tra area archeologica e dinamiche naturali. Parallelamente, prosegue il restauro di due cubicola nel settore sud-occidentale: stucchi, affreschi e mosaici pavimentali recuperano leggibilità dopo degrado e interventi precedenti. Cromie, motivi architettonici illusionistici, paesaggi e fondi monocromi riemergono, insieme a calchi di porte e finestre che conservano tracce del legno originale, con pigmenti preziosi come il blu egizio. Il cantiere guarda anche oltre il perimetro della villa: l’ampliamento è pensato per creare collegamenti con lo Spolettificio Borbonico, dove saranno realizzati spazi espositivi, depositi e servizi aggiuntivi, rafforzando la rete tra archeologia e città.

Un frammento di storia nel cuore della città
La Villa di Poppea, grande residenza marittima dell’antica Oplontis, celebre per affreschi, stucchi e apparati decorativi eccezionalmente conservati, diventa così protagonista della valorizzazione del Parco Archeologico di Pompei. La linea della «Grande Pompei» integra Pompei, Boscoreale, Oplontis e Stabia, offrendo un’esperienza di visita ampia e connessa, guidata dal direttore Gabriel Zuchtriegel. Qui, dove il tempo sembrava fermo sotto la cenere, ogni dettaglio che riaffiora – dal piumaggio dipinto alle impronte nel giardino – trasforma la scoperta in esperienza diretta. Oplontis parla ancora, illuminando con la forza della ricerca, della cura e della meraviglia un patrimonio che continua a raccontare la sua storia alla città e al mondo intero.

L’incanto alimenta il turismo
Nel 2025 la Villa di Poppea ha accolto 42.607 visitatori. Tra i siti oltre Pompei, Oplontis si piazza seconda solo alle Ville di Stabia, confermando la ripresa e la centralità del circuito vesuviano. Il dato consolida la posizione della Villa dopo l’impennata del 2022 e il picco del 2023, segnando un assestamento solido senza perdere attrattiva nei percorsi culturali della zona. Nel quadro generale, il Parco archeologico di Pompei registra 4.118.926 presenze: Pompei da sola conta 4.000.090 ingressi, mentre gli altri poli arricchiscono l’offerta, distribuendo i flussi e ampliando l’esperienza di visita. Le Ville di Stabia, somma di Villa Arianna e Villa San Marco, guidano questo gruppo con 55.982 visitatori, seguite dalla Villa di Poppea, dal Museo Archeologico di Boscoreale con 10.654 presenze e dal Museo D’Orsi con 9.593. Questi luoghi, tra reperti e narrazioni di territorio, funzionano da porte d’accesso per un pubblico interessato a contesti specifici e approfondimenti culturali. Il confronto con gli anni recenti mostra chiaramente la traiettoria di crescita: dal 2020, anno delle restrizioni con soli 9.192 visitatori, si passa ai 16.333 del 2021, ai 50.957 del 2023 e ai 44.628 del 2024, fino al dato molto positivo del 2025. Per la Villa di Poppea, residenza d’età neroniana affacciata sull’antica costa di Oplonti, questi numeri raccontano un’attrazione che cresce grazie alla qualità dell’offerta e all’integrazione con gli itinerari dell’area. Sale affrescate, giardini e ambienti di rappresentanza rendono Oplontis una tappa ideale per chi cerca un’esperienza più calma e immersiva rispetto ai grandi flussi di Pompei. In un panorama dominato dai numeri di Pompei, il messaggio è chiaro: la domanda per i siti satelliti esiste ed è concreta. La sfida ora è potenziare un percorso capace di collegare i siti in un’unica esperienza di scoperta e fascino.

