Torre Annunziata, rinviati a giudizio tre consiglieri e l’ex assessore per false attestazioni
CRONACA
7 febbraio 2026

Torre Annunziata, rinviati a giudizio tre consiglieri e l’ex assessore per false attestazioni

Metropolis

Rinvio a giudizio per tre consiglieri comunali di Torre Annunziata – Raffaella Celone, Maria Di Maio e Raffaele De Stefano – e per l’ex assessore Gianfranco Scafa: l’accusa è di false attestazioni in dichiarazioni rese al Comune sull’assenza di incompatibilità legate a debiti verso l’ente. Il procedimento nasce dagli avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi dalla Procura di Torre Annunziata e notificati lo scorso marzo dalla guardia di finanza oplontina.

L’ipotesi di reato richiamata è quella prevista dagli articoli 495 del codice penale e 76 del d.p.r. 445/2000, per “falsa attestazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”. Le indagini delle fiamme gialle, svolte su delega della Procura, sostengono che tra luglio e agosto 2024 i quattro avrebbero presentato al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Comune una dichiarazione sostitutiva di notorietà contenente informazioni non veritiere, attestando di non avere debiti esigibili per imposte, tasse e tributi e di non essere stati messi in mora.

Gli accertamenti avrebbero però evidenziato pendenze di diversa entità: la posizione economicamente più rilevante sarebbe quella di Scafa, con un debito pari a 33.828,75 euro. Per Maria Di Maio si parla di 142,51 euro di Imu, somma già saldata; per De Stefano di 1.926,24 euro tra Tari e Tares, con pagamento effettuato dopo aver appreso la competenza tra Soget e Publiservizi. Nel caso di Celone, la contestazione riguarda 596,06 euro di Imu 2013: da quanto si apprende sarebbe stata versata nel 2022 sull’Iban indicato nella cartella, ma il Comune avrebbe continuato a richiedere l’importo fino a due pignoramenti sullo stipendio a inizio 2024. Pur a fronte dei pagamenti intervenuti, che avrebbero eliminato le incompatibilità, resta per l’accusa la presunta dichiarazione mendace: da qui il rinvio a giudizio per tutti e quattro.