Castellammare, pubblicità e eventi: i nuovi affari del boss D’Alessandro
Pubblicità, marketing e organizzazione di eventi. Il boss Pasquale D’Alessandro, arrestato lo scorso novembre perchè ritenuto il capo indiscusso della camorra a Castellammare di Stabia, aveva messo le mani su questi settori. Come? Creando una società tutta sua insieme al pregiudicato Ciro Bruno, coetaneo del figlio del padrino defunto Michele D’Alessandro e condannato in via definitiva nel 2006 per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il nome della ditta, colpita la scorsa settimana dal provvedimento dell’interdittiva Antimafia, è Pacy srl. Una società che è stata costituita il 20 marzo 2025 e che dagli accertamenti della Questura risulta avere un capitale sociale di 10mila euro. Le quote della «srl» erano suddivise al 50% tra il boss Pasquale D’Alessandro e Ciro Bruno, 56 anni. Il Comune di Castellammare, a seguito del provvedimento del Prefetto di Napoli, ha emanato un’ordinanza di cessazione dell’attività sia per la Pacy srl che per la «Fruit King», società con sede legale in via Pozzillo a Castellammare, gestita da Ciro Bruno, che si occupa della fornitura a grosse catene di supermercati di frutta e verdura. Anche l’azienda alimentare è stata colpita dal provvedimento dell’interdittiva Antimafia per il rischio di infiltrazioni della criminalità (in particolare del clan D’Alessandro) organizzata nell’economia legale attraverso l’attività della ditta. La Prefettura e la Questura di Napoli hanno quindi acceso i riflettori sul legame imprenditoriale tra il boss D’Alessandro e Bruno che dal 2006 non risulta avere altri precedenti penali. Il provvedimento dell’interdittiva Antimafia è scaturito da una nota della Prefettura inviata lo scorso dicembre dalla Questura a seguito dell’analisi sulla visura camerale della Pacy srl. Dai quadri societari della ditta, con sede legale in viale Europa, è emersa la presenza di Pasquale D’Alessandro che deteneva il 50% delle quote. Amministratore unico della società e rappresentante legale risulta invece essere Ciro Bruno. L’oggetto sociale della Pacy comprende attività di comunicazione, marketing, elaborazione di business plan, studi di fattibilità, supporto a imprese pubbliche e private, organizzazione di eventi, sponsorizzazioni, pubbliche relazioni, corsi di formazione e attività di ufficio stampa, con ampia previsione di operazioni accessorie e strumentali. Dalle indagini della Prefettura sulla Pacy è emerso che «La ditta risulta essere concretamente esposta al rischio di infiltrazione e condizionamento mafioso», si legge nel provvedimento dell’interdittiva. «Tale rischio – si legge ancora – discende dalla composizione soggettiva della compagine societaria, caratterizzata dalla presenza congiunta di Pasquale D’Alessandro, socio titolare del 50% delle quote, soggetto connotato di stabile e attuale pericolosità sociale». Il boss Pasquale D’Alessandro, 56 anni, è attualmente recluso nel carcere di Secondigliano ed è stato rinviato a giudizio insieme ai suoi fedelissimi con l’accusa di essere stato il reggente del clan D’Alessandro tra il 2022 e il 2025. E’ il primo figlio del padrino defunto Michele D’Alessandro e a differenza dei fratelli Luigi e Vincenzo (entrambi detenuti) ha sempre contraddistinto la sua gestione dell’organizzazione criminale ad una vocazione più aziendalistica. Un vero e proprio boss del terzo millenio, di quelli che non girano più con le pistole ma con le 24ore. Nell’ultima inchiesta che ha portato al suo arresto lo scorso novembre sono emersi diversi rapporti tra il boss e imprenditori dell’alta borghesia del territorio stabiese e della Penisola Sorrentina. Ma non solo. Secondo l’Antimafia Pasquale D’Alessandro avrebbe interessi economici anche nel nord Italia, in Germania e nell’Europa dell’est. In Romania un suo emissario di fiducia si sarebbe recato per impartire le direttive a un gruppo di imprenditori che gestisce un’ampia fetta del mercato degli eventi e della movida a Bucarest.

