Dal Vesuvio al mare, i tesori archeologici nascosti diventano opportunità
Dal Parco Archeologico di Pompei alla grande sfida della valorizzazione dei siti satelliti per promuovere le eccellenze nascoste in tutto l’hinterland vesuviano. La sfida porta la firma del direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel e in poco tempo il suo entusiasmo e la sua determinazione sono diventate contagiose per tutto il territorio. Ogni chilometro del territorio custodisce un pezzo di storia, di archeologia di bellezza, un puzzle che sta emergendo ogni giorno grazie ai siti archeologici con cantieri aperti, non ultime le scoperte nella Villa B Oplontis di Torre Annunziata e a Villa Sora a Torre del Greco. Scoperte che raccontano il passato ma che possono diventare occasione, opportunità di un futuro a vocazione turistica, opportunità di rilancio ma anche di lavoro per le nuove generazioni. A raccontare esempi virtuosi ma anche le battaglie messe in campo per portare alla luce le bellezze ed evitare invece che colate di cemento le cancellassero due rappresentanti del territorio. Negli studi di Metropolis, ospiti Gennaro Barbato presidente dell’Associazione Spartacus e l’assessore e vicesindaco del Comune di Terzigno Genny Falciano.
Dalla discarica alla cultura.
Proprio a Terzigno il simbolo del riscatto: dalla discarica della Cava Ranieri sono riemersi reperti straordinari. «Il Museo Matt rappresenta una scommessa vinta -spiega il vicesindaco Genny Falciano – quando nel lontano 2015 si è avuta una visione audace in forza della quale volevamo creare per il territorio qualcosa di irripetibile, volevamo restituire al territorio beni appartenenti ad una storia identitaria ed è così che nasce il Matt, si scoprono dagli scavi dell’84 i nostri tesori con la villa 1, 2, e 6 all’interno di quello che rappresenta il parco archeologico geologico e naturalistico di Terzigno. Otteniamo un finanziamento sotto l’amministrazione Ranieri di oltre sei milioni e mezzo, finalizzati alla creazione di un parco che ha delle bellezze non soltanto archeologiche, ma anche appunto geologiche e naturalistiche uniche al mondo, portati alla luce ed esposti nel Museo Matt che oggi rappresenta un vero gioiello». L’impegno delle amministrazioni, la sinergia sul territorio tra più enti ma anche la tenacia di cittadini che hanno difeso e combattuto per far riemergere quelle bellezze. Tante le associazioni in campo a tutela di più siti archeologici come Somma Vesuviana con la Villa Augustea, a Nola con l’area Croce del Papa e molti altri siti come Castellammare di Stabia con Villa Arianna, Villa San Marco e molti altri ancora.
Le sfide per la bellezza.
Ebbene nel Vesuviano note sono le battaglia del presidente di Spartacus «Ho iniziato le mie battaglie sin da giovane, animato dalla passione ma anche dalla consapevolezza che il nostro territorio ha tanto ancora da portare alla luce – spiega invece Gennaro Barbato – tante volte mi sono esposto in prima linea,anche rischiando in prima persona puntando i piedi davanti alle ruspe. Ottaviano è un esempio del maggior numero di vincoli paesaggistici e proprio da qui sono partite le mie battaglie spesso anche raccontate da voi di Metropolis». In anteprima a Metropolis svela di uno scavo in atto nella zona nolana, precisamente nell’area denominata Palazzo Albertini che sta portando alla luce una villa romana «Non posso entrare nei dettagli anche perché attualmente ci sono anche i fari della Procura e una inchiesta dei carabinieri in corso, ma sono sicuro che a breve emergerà un nuovo patrimonio tutto da ammirare».
Il caso Longola.
Barbato è stato anche uno degli attivisti che si impegnato nella valorizzazione del Parco Archeo Fluviale della Longola di Poggiomarino come lui stesso ha raccontato «E’ stata una battaglia difficile sin dall’inizio – incalza -molto complessa quando stavano cercando di creare un interramento di quel sito. Molte volte anche le leggi sono sbagliate, su Poggiomarino tanti erano gli errori che si stavano commettendo ma gli uomini giusti la momento e al posto giusto hanno fermato e deciso che quel sito doveva essere scoperto, valorizzato ed oggi ne raccogliamo i primi frutti con scolaresche e turisti seppur ancora pochi ma che iniziano a scoprire anche il parco di Longola. Per rilanciare tutto però c’è bisogno di una biglietteria fissa, un salto di qualità come è stato già fatto per la villa di Oplontis». Un viaggio che ha ancora tanto da mostrarci portato alla luce ma ancora tanto invece che va recuperato ma dove spesso l’ignoranza e il business del cemento preferiscono continuare a seppellire dimenticando che un’area così vasta invece potrebbe diventare anche un polo di eccellenze ed offrire opportunità lavorative e offrire ai giovani del territorio occasioni concrete.
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