Il no di Woodcock: «Riforma ingiusta, i nodi della giustizia sono altri»
CRONACA
8 febbraio 2026

Il no di Woodcock: «Riforma ingiusta, i nodi della giustizia sono altri»

Giorgio Cinque

Vico Equense. “Io voterò no. Votare si al referendum non risolverà gli enormi problemi della giustizia italiana”. Ha così esordito il magistrato Henry John Woodcock durante il convegno “Interroghiamo Woodcock”, tenutosi presso la Sala delle Colonne all’interno del Museo Mineralogico di Vico Equense. Un appuntamento organizzato dal Forum dei Giovani con la collaborazione dell’associazione “La Casa Di Tutti”, e con la supervisione di Attilio Menduni, che aveva come obiettivo quello di chiarire alcune tematiche sull’imminente referendum della Giustizia che chiamerà alle urne gli italiani verso la fine di marzo.

Le parole del pm della Dda.

L’intervento del pm Woodckock, ora in forza alla DDA di Napoli, è partito subito volendo sottolineare con fermezza la sua contrarietà alla riforma. Secondo il magistrato, infatti, il referendum non risolverà affatto i già tanti problemi della giustizia italiana, tra cui i tempi infiniti dei processi civili e penali, e i problemi logistici ed economici dell’amministrazione della suddetta giustizia. Inoltre, ha voluto sottolineare la volontà del governo di voler influenzare l’opinione pubblica sulla figura dei magistrati. “Che il giudice si appiattisca di fronte al pubblico ministero è una fandonia. In Italia, nel 50% dei casi, il giudice sconfessa l’ipotesi accusatoria”, ha sostenuto con fermezza Woodcock. Successivamente si è concentrato sulla complessità della riforma, che potrebbe portare a un indebolimento della magistratura. La divisione in due del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno dei giudici, e il sorteggio dei membri togati, coloro che costruiscono un terzo del CSM, non lo convincono affatto. Soprattutto perché il sorteggio andrebbe fatto da liste presentate dai vari partiti politici all’interno del Parlamento.

La riforma “frettolosa”.

Continua poi Woodcock: “Esiste già da 4 anni una legge che permette ai magistrati di cambiare carriera e regione, perché fare una riforma così frettolosa e che scomodi la costituzione” Per concludere il suo intervento, Woodock ha messo in guardia sulle ulteriori riforme che potrebbero essere approvate in caso di esito positivo del referendum, tra cui lo svincolo della polizia giudiziaria nei confronti dei pm. Tale riforma porterebbe la polizia a non comunicare più direttamente con i magistrati, facendo allungare ancor di più i tempi delle indagini. Successivamente sia Woodcock che il dottor De Kerckhove si sono dedicati a rispondere ad alcune domande.

L’idea di Giovanni Falcone.

Una in particolare sulle sulle posizioni del giudice Giovanni Falcone riguardo alla separazione delle carriere, e della conseguente ricondivisione da parte di sostenitori del si. “Rispondo citando l’intervento del professor De Kerckhove: il vero problema del referendum è che hanno letteralmente fatto un minestrone. Io stesso ho posto l’accento sulla separazione qualche anno fa, e sostengo che si potesse attuare tale riforma tramite alcune leggi ordinarie, che non intaccassero la costituzione e che accentuassero la separazione. E che magari venisse introdotta qualche regola che vincolasse l’ufficio del pm a dar conto del proprio lavoro. Così si rischia che il PM diventi un super-polizziotto” sono state le parole del pubblico ministero che ha ribadito ancora una volta con fermezza le posizioni del no al referendum. Un dibattito ora nel vivo.