Antonio Vergara, l’oro di Napoli da proteggere
SPORT
9 febbraio 2026

Antonio Vergara, l’oro di Napoli da proteggere

Michele Imparato

Ci sono percorsi che non seguono la linea retta dell’hype e delle copertine anticipate. Storie che non esplodono a 18 anni ma maturano nel tempo, passando per categorie inferiori, infortuni, silenzi e lavoro quotidiano. Il Napoli ha un nuovo talento da cullare perché Antonio Vergara appartiene a questa categoria.

Oggi, nel cuore della stagione 2025-2026, il suo nome è tornato con forza al centro del progetto Napoli, trasformandosi da promessa incompiuta a risorsa concreta per Antonio Conte. Classe 2003, nato a Frattaminore, Vergara cresce calcisticamente nel settore giovanile del Napoli, dove si mette in luce per tecnica, visione di gioco e capacità di occupare gli spazi tra le linee. Mancino naturale, centrocampista offensivo moderno, è uno di quei profili che il vivaio azzurro ha spesso prodotto ma che raramente è riuscito a valorizzare in prima squadra senza passaggi intermedi.

E di nomi di questo ce ne sono tanti: Luperto, oggi alla Cremonese, Zanoli in forza all’Udinese, Gaetano, centrale nel progetto del Cagliari, Ambrosino, ceduto in Serie B, e così via. Per lui, infatti, la strada verso il grande calcio passa inizialmente lontano dal Maradona. Dopo il percorso nelle giovanili, arrivano le esperienze formative in Serie C e Serie B. Prima la Pro Vercelli, poi la Reggiana. Campionati duri, fisici, dove il talento da solo non basta. Vergara impara a stare dentro la partita, ad assumersi responsabilità, a convivere con il contatto e con l’errore. Proprio quando la sua crescita sembra pronta a una svolta, arriva l’ostacolo più difficile: la rottura del legamento crociato. Un infortunio che ferma il tempo e mette alla prova testa e corpo. Il rientro non è immediato, né semplice. Ma è in quella fase che Vergara cambia pelle. Torna con una maturità diversa, più consapevole dei propri mezzi e dei propri limiti. Quando rientra stabilmente nel giro del Napoli, lo fa senza clamore.

Antonio Conte lo osserva, lo studia, lo inserisce con molta gradualità. Nessuna investitura immediata, nessun ruolo fisso: solo spazio guadagnato allenamento dopo allenamento. I tanti infortuni che hanno colpito la rosa azzurra in stagione quasi costringono Antonio Conte a schierarlo da titolare a più riprese. Vergara ci mette poco per convincere il tecnico. Il suo magic moment prende forma tra Europa e campionato. In Champions League, nell’ultima sfida del primo turno, contro il Chelsea, Vergara trova la notte perfetta nonostante la cocente sconfitta che matura l’eliminazione dei partenopei dalla Champions. Titolare in una partita tesa, decisiva, di alto livello tecnico e mentale. Non si nasconde, si fa vedere, chiede palla. Il gol che segna è la sintesi del suo calcio: inserimento senza palla, controllo orientato e conclusione rapida al minuto 33. Una rete che segna il momentaneo pareggio del Napoli. Una rete pesante, in un match tutto da scrivere, e che proietta Vergara su un palcoscenico internazionale. La conferma arriva pochi giorni dopo in Serie A, contro la Fiorentina. Altro contesto, stesso impatto. Ancora un gol, ancora una giocata pulita, senza fronzoli. Rilancio lunghissimo di Meret, aggancio di Vergara in mezzo a due difensori della viola e diagonale che trafigge De Gea. Due reti ravvicinate che cambiano lo status del giocatore: non più semplice alternativa, ma soluzione credibile all’interno delle rotazioni offensive del Napoli.

Il giovane è un giocatore duttile: nasce come centrocampista offensivo, può fare la mezzala ma anche l’esterno offensivo. Conte, date le assenze di Politano e Neres per infortunio lo utilizza proprio in quella posizione lì. Attaccante esterno offensivo con con licenza di rientrare verso il sinistro e creare pericoli per la difesa avversaria. Vergara risponde con intelligenza tattica, sacrificio e ordine. Non forza la giocata, non cerca per forza il colpo a effetto. Gioca semplice, ma efficace. Ed è proprio questo che lo rende prezioso in una squadra che sta attraversando una fase di ricostruzione tecnica e mentale. Un giocatore giovane ma che mostra un’intelligenza tattica già avanzata. In una stagione non entusiasmante sotto il profilo della continuità e segnata dall’eliminazione in Champions League, il Napoli trova in Vergara una delle note più positive. Perché è giovane, perché è cresciuto in casa, perché dimostra che il percorso lungo – fatto di prestiti, sacrifici e ritorni – può ancora funzionare. E perché arriva nel momento giusto, quando la squadra ha bisogno di energie nuove e di soluzioni meno prevedibili, con l’infermeria piena. Vergara è l’uomo in più e compensa le pesanti assenze di Anguissa, Politano, Neres, Di Lorenzo, Rrahmani, Gilmour. Per Conte è un talento tutto da coccolare. A gennaio, nonostante l’interesse di alcune squadre di Serie A e gli scontri con il suo agente Giuffredi, il tecnico leccese ha posto il veto sulla sua cessione in prestito. Vergara resta e gioca, nonostante gli acquisti di Giovane dal Verona e Alisson Santos dallo Sporting Lisbona.  Il suo non è un punto di arrivo, ma un passaggio chiave. La vera sfida sarà comunque quella di confermarsi, reggere la pressione, restare dentro il progetto anche quando l’attenzione mediatica si sposterà altrove. Ma una cosa è certa: Antonio Vergara ha smesso di essere una promessa da aspettare. Oggi è un giocatore che incide. E nel calcio, questo fa tutta la differenza. E lui è pronto a farla. Roma, Atalanta, Verona, Torino e Lecce le prossime avversarie del Napoli che deve inseguire la prima posizione in classifica, occupata dall’Inter che guida la classifica di Serie A con 55 punti. Gli azzurri hanno raccolto 46 punti. La vetta dista ne dista 9. E questi 9 punti passano anche per le giocate di Vergara.