Campania, la Cgil accusa: “La sanità pubblica scavalcata da quella privata”
In Campania la sanità pubblica viene scavalcata dall’uso distorto dell’intramoenia: lo strumento integrativo previsto dalla legge diventa una scorciatoia a pagamento per aggirare le inefficienze del sistema pubblico, scaricando i costi sui cittadini.Le liste d’attesa paralizzate e la mancanza di trasparenza sui dati portano alla luce un problema strutturale denunciato apertamente dall’organizzazione sindacale FP CGIL Campania, che parla delle «crescenti difficoltà dei cittadini campani nel ricorso alle cure pubbliche».Analizzando il ruolo della sanità a pagamento all’interno delle mura pubbliche, appare evidente come questa, favorita dall’inefficienza del Servizio sanitario regionale, diventi l’unica via d’uscita per ottenere una prestazione in tempi dignitosi. I cittadini si ritrovano così a pagare prestazioni che dovrebbero essere garantite dal SSR.Questo uso improprio dell’intramoenia rappresenta una violazione morale, e non solo, della normativa nazionale, secondo cui l’attività privata non può superare quella pubblica e, qualora i tempi di attesa siano superati, la prestazione deve essere garantita al costo del solo ticket.Antimo Morlando, segretario regionale della sanità pubblica per la FP CGIL Campania, chiede a nome dell’organizzazione «con forza un cambio di rotta nella gestione dei dati e della trasparenza», esigendo che «le attività di monitoraggio siano rese finalmente accessibili in modo continuo e aperto, così da permettere un controllo reale ed efficace sui flussi delle prestazioni. Solo attraverso una verifica costante dei dati e il rispetto delle proporzioni tra pubblico e privato sarà possibile costruire i presupposti per una nuova sanità regionale che metta al centro il diritto costituzionale alla salute e non la capacità di spesa dei singoli cittadini».

