L’eredità di Zichichi: l’antideutone, il caso Darwin e il grande amore per Napoli
Con la scomparsa di Antonino Zichichi, il mondo della scienza ha perso uno dei suoi protagonisti più carismatici e discussi, e Napoli perde un cittadino illustre che del legame tra cultura scientifica e anima mediterranea aveva fatto una missione di vita. Fisico di fama internazionale, divulgatore instancabile e uomo di profonda fede, Zichichi lascia dietro di sé un’eredità complessa, sospesa tra le vette della fisica subnucleare e le piazze della divulgazione popolare.
Una vita al centro dell’infinitamente piccolo
La carriera di Zichichi è indissolubilmente legata alla grande stagione della fisica del Novecento. Formatosi alla scuola di Enrico Fermi, lo scienziato siciliano ha legato il suo nome a scoperte fondamentali, come la prima osservazione dell’antideutone — prova dell’esistenza dell’antimateria nucleare — e le ricerche presso il CERN di Ginevra. Fondatore del Centro Ettore Majorana di Erice, ha trasformato la sua Sicilia in un crocevia mondiale per scienziati da Nobel, convinto che la scienza non dovesse conoscere confini né barriere ideologiche.
Il “caso” Darwin: la sfida della logica al caso
Uno degli aspetti più celebri e controversi del suo pensiero è stata la critica serrata alla teoria dell’evoluzione di Charles Darwin. Zichichi non contestava l’evoluzione in sé, ma la sua natura metodologica. Da fisico “galileiano”, sosteneva che una teoria potesse dirsi scientifica solo se supportata da un’impalcatura matematica certa e da esperimenti riproducibili. Per lui, la biologia darwiniana poggiava troppo sul concetto di “caso”, un elemento che la sua visione dell’universo rigettava: “Il caso non esiste, è l’invenzione di chi non conosce le leggi matematiche che reggono il mondo”, amava ripetere, vedendo nella complessità del Creato la firma di una Logica Superiore.
Napoli: il calore della cittadinanza onoraria
Il rapporto con Napoli è stato un lungo sodalizio d’amore e stima. Cittadino onorario del capoluogo campano, Zichichi vedeva nella vitalità della città il terreno ideale per la sua “nuova illuminazione”. Frequentatore assiduo di Palazzo Reale e dell’Istituto di Cultura Meridionale, fu tra i più accesi sostenitori di Città della Scienza a Bagnoli. Per Zichichi, Napoli era la capitale di un Mezzogiorno che, attraverso la ricerca, poteva e doveva riscattarsi. Il suo dialogo con i giovani delle università napoletane, in particolare della Federico II, è stato costante, teso a dimostrare che la scienza è l’unica vera forza capace di sconfiggere l’oscurantismo e l’astrologia.
Cosa ci lascia Antonino Zichichi?
Oggi, nel giorno del commiato, la domanda sorge spontanea: quale messaggio resta alle generazioni future? Ci lascia, innanzitutto, l’esempio di una mente che non ha mai smesso di interrogarsi sui grandi misteri dell’esistenza. Ci lascia il coraggio di sostenere posizioni controcorrente, anche a costo di scontrarsi con l’ortodossia accademica, e la ferma convinzione che scienza e fede non siano nemiche, ma due ali dello stesso spirito umano teso verso la Verità.
Zichichi ci lascia la certezza che l’universo è un libro scritto in un linguaggio comprensibile e che il dovere di ogni essere umano è imparare a leggerlo, senza mai perdere lo stupore di fronte alla bellezza delle sue leggi.

