Il Trono torna a casa: splendore e verità storica al Palazzo Reale di Napoli
CULTURA
10 febbraio 2026

Il Trono torna a casa: splendore e verità storica al Palazzo Reale di Napoli

Carmen Caldarelli

Dopo un’assenza di sedici mesi e un meticoloso intervento di restauro, il Trono del Palazzo Reale di Napoli torna finalmente a risplendere nella sua collocazione originale. Non si tratta solo di un ritorno estetico, ma di una vera e propria riscoperta storica: i nuovi studi condotti durante i lavori hanno infatti riscritto la cronologia dell’opera, rivelandone un’inaspettata origine sabauda.

​Il complesso intervento è stato reso possibile grazie al progetto restituzioni di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale (Ccr).
I restauratori hanno utilizzato tecniche all’avanguardia, come la radiografia digitale e la pulitura selettiva a tecnologia Laser, che ha permesso di rimuovere gli strati di ossidazione senza intaccare la delicata doratura originale. ​Oltre alla struttura lignea, l’intervento ha coinvolto l’intero apparato tessile della Sala del Trono, inclusi il baldacchino, il tappeto e le mantovane, restituendo all’ambiente l’atmosfera regale che lo caratterizzava.

​La notizia più eclatante emersa dalle ricerche d’archivio riguarda proprio l’origine del trono, finora catalogato come di fattura borbonica (1845-50), i documenti ritrovati presso l’Archivio di Stato di Napoli hanno invece rivelato che il trono fu commissionato dai Savoia nel 1874. L’autore è l’intagliatore Luigi Ottajano, che realizzò l’opera in stile Impero per ammodernare la sala in vista del nuovo corso dinastico. All’Ottajano, già artefice con Domenico Morelli della culla per la nascita di Vittorio Emanuele III, donata dalla città di Napoli alla Regina Margherita e oggi esposta presso la Reggia di Caserta, era finora attribuito, come aggiunta successiva, il solo coronamento con l’aquila con scudo crociato sul petto, emblema della nuova casaregnante, mentre la sedia era ritenuta di età borbonica.

L’importanza dell’operazione è stata sottolineata dai vertici delle istituzioni coinvolte. Tiziana D’Angelo, Direttrice delegata del Palazzo Reale di Napoli, ha detto: «Si tratta di un restauro che si colloca all’interno di un più ampio intervento sulla Sala del Trono coordinato dai nostri restauratori. Un importante lavoro di squadra che ha fatto nuova luce su una delle opere più rappresentative della Reggia». Per Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo, «il modo con cui ci siamo presi cura del prezioso manufatto dimostra lo spirito di Restituzioni, il programma che da oltre trentasei anni ci vede al fianco delle istituzioni pubbliche nella difesa del patrimonio italiano».

Le restauratrici Michela Cardinali e Paola Ricciardi hanno raccontato invece le fasi di lavorazione. «L’opera in passato, infatti, è stata ripresa due volte e quindi risultavano due strati differenti di doratura che sono stati preservati durante il restauro. La struttura era solida, ma presentava problemi sulle numerose riprese di verniciatura effettuate nel corso degli anni e i ritocchi pittorici che con il tempo si erano ossidati conferendo al trono un aspetto bruno».

Più nel dettaglio sono stati restaurati la struttura lignea con il consolidamento della base in pioppo, del tiglio ed una pulitura laser della foglia d’oro; il tessuto che è stato interamente sostituito, dato l’irreversibile degradato del velluto, con nuove produzioni tessute a mano; le passamanerie con l’integrazione dei galloni in filato metallico dorato prodotti su misura. La diagnostica è stata possibile grazie alla radiografia digitale e indagini in luce Uv per identificare i materiali originali. Da oggi, i visitatori del Palazzo Reale potranno nuovamente ammirare il Trono nel suo pieno splendore, testimone di una storia che continua a svelare i propri segreti.

Il restauro è stato curato da Michela Cardinali (direzione tecnico-scientifica). Hanno lavorato i restauratori del Laboratorio di Arredi lignei (PaoloLuciani, Roberta Capezio, Andrea Minì, Francesca Zenucchini), quelli del Laboratorio di restauro Manufatti tessili (Roberta Genta, Chiara Tricerri). Le indagini scientifiche sono state affidate a Federica Pozzi (direttrice Laboratori Scientifici), Chiara Ricci, Amina Vietti, Daniele Demonte, Mattia Morlotti.