Un ponte di speranza tra Gaza e Napoli: il viaggio di sopravvivenza di un bambino di dieci anni
CRONACA
10 febbraio 2026

Un ponte di speranza tra Gaza e Napoli: il viaggio di sopravvivenza di un bambino di dieci anni

metropolisweb

C’è un filo invisibile ma d’acciaio che unisce le macerie della Striscia di Gaza alle corsie tecnologicamente avanzate dell’Ospedale Santobono Pausilipon. È il filo della solidarietà internazionale e dell’eccellenza medica, che nella notte ha permesso a un bambino di dieci anni di concludere un viaggio iniziato tra i droni e finito in un abbraccio collettivo.Il dramma sotto la tendaLa storia di questo piccolo paziente è il ritratto di una tragedia troppo comune, ma che non può lasciare indifferenti. Ad agosto scorso, mentre si trovava al riparo in una tenda, la sua vita è stata stravolta dall’attacco di un drone.

L’esito è drammatico: una lesione dei nervi e del midollo spinale che ha causato una grave tetraparesi. Grazie alla missione Medevac, coordinata dall’Unità di Crisi della Farnesina e supportata dall’Oms e dalla Regione Campania, il bambino è atterrato a Ciampino con un volo militare, per poi raggiungere Napoli in un’ambulanza del 118.L’eccellenza che cura, l’accoglienza che salvaAd attenderlo, l’equipe di Neurochirurgia diretta da Giuseppe Cinalli. Per lui è già scattato un iter multidisciplinare: il percorso non sarà breve, ma potrà contare sulle avanguardie del Presidio Cavallino, un’eccellenza nella neuroriabilitazione robotica e tecnologica.Ma la medicina, a Napoli, non è solo una questione di bisturi e macchinari.

Come sottolineato dal direttore generale dell’Aorn Santobono Pausilipon, Rodolfo Conenna, l’assistenza si estende all’intero nucleo familiare. Accanto al bambino ci sono la madre e la sorellina di 11 anni, protette dalla rete della Fondazione Santobono Pausilipon, che si farà carico delle necessità abitative e sociali di chi, in un solo istante, ha perso la casa e la salute.Riflessione: il valore della “Mission””La cura non si esaurisce nel trattamento del singolo paziente”, ha dichiarato Conenna. È questa la lezione più preziosa che arriva da questa notte napoletana. In un mondo che sembra saper costruire solo muri, i corridoi umanitari rappresentano l’unica risposta civile alla barbarie.

Con questo nuovo arrivo, salgono a dieci i bambini di Gaza accolti dal polo pediatrico campano dall’inizio del conflitto, insieme a 33 familiari. Numeri che raccontano una città e un sistema sanitario che non si girano dall’altra parte, ricordandoci che il valore della vita umana non conosce confini geografici.Napoli si conferma così, ancora una volta, “città aperta”: un porto sicuro dove l’alta specializzazione clinica incontra l’umanità più pura, trasformando il dolore di una ferita di guerra nella speranza di un nuovo inizio.