Ambiente e legalità: la svolta digitale contro la Terra dei Fuochi
Nella lotta all’illegalità ambientale che da decenni ferisce il cuore della Campania, la risposta delle istituzioni si fa oggi più tecnologica e, soprattutto, più coesa. È stato siglato questa mattina, mercoledì 11 febbraio 2026, un protocollo d’intesa tra la Prefettura di Napoli, la Camera di Commercio e la sezione regionale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Un accordo che non è soltanto una dichiarazione d’intenti, ma che mette nelle mani delle forze dell’ordine un’arma potentissima: un immenso patrimonio informativo digitale che punta a rendere “trasparente” ogni movimento di rifiuti sul territorio.
Un’anagrafe digitale per 63mila automezzi
Il cuore dell’intesa risiede nella condivisione di un database strategico che comprende oltre 10.500 imprese del settore e circa 63mila targhe di veicoli autorizzati al trasporto. Grazie a questo accesso organico alla banca dati ufficiale dell’Albo Gestori Ambientali, polizia, carabinieri e guardia di finanza potranno verificare in tempo reale, anche tramite app dedicate durante i controlli su strada, se un camion che attraversa i comuni della “Terra dei Fuochi” sia effettivamente autorizzato o se stia alimentando il circuito dello smaltimento illecito.
L’iniziativa, fortemente voluta dal Prefetto di Napoli, Michele di Bari, e dal Presidente della Camera di Commercio, Ciro Fiola, punta a monitorare capillarmente siti, cantieri e impianti. L’obiettivo è duplice: da un lato, colpire il business criminale che prospera nell’ombra; dall’altro, tutelare le aziende sane che operano nel rispetto delle regole e che spesso subiscono la concorrenza sleale di chi abbatte i costi violando le norme ambientali.
Campania “maglia nera”: i numeri dell’emergenza
L’urgenza di strumenti di controllo così incisivi è dettata da una realtà che i numeri descrivono come ancora estremamente critica. Secondo gli ultimi dati istituzionali e i rapporti di settore più accreditati, come il Report Ecomafia 2025 di Legambiente basato sui dati delle forze dell’ordine, la Campania si conferma purtroppo “maglia nera” in Italia per i reati contro l’ambiente.
Nel solo 2024, la regione ha registrato oltre 6.100 reati ambientali, con un incremento del 23% rispetto all’anno precedente. Si parla di una media inquietante di oltre 16 illeciti accertati ogni giorno. In questo scenario, la provincia di Napoli detiene il primato nazionale negativo: con 2.313 reati contestati, è il territorio più colpito dalle attività delle ecomafie, che spaziano dal traffico di rifiuti all’abusivismo edilizio, fino ai roghi tossici che continuano a funestare l’hinterland.
La pressione dei clan sulla filiera dei rifiuti rimane altissima: le indagini documentano come la corruzione legata al ciclo ambientale sia cresciuta del 17% nell’ultimo anno, evidenziando come l’illegalità non sia solo una questione di “camion clandestini”, ma passi spesso attraverso la manipolazione di appalti e autorizzazioni.
Verso una prevenzione mirata
“La condivisione dei dati è il primo passo per una prevenzione che non sia più solo reattiva, ma predittiva”, sottolineano dalla Prefettura. Il nuovo sistema permetterà infatti di analizzare i flussi e le anomalie territoriali, consentendo di programmare interventi mirati laddove si concentrano i segnali di irregolarità.
Il protocollo prevede inoltre percorsi di formazione specialistica per gli operatori e lo sviluppo di ulteriori strumenti di analisi per mappare con precisione millimetrica la realtà territoriale. In un momento in cui l’attenzione nazionale è rivolta alle grandi opere e ai fondi per le bonifiche, blindare la filiera della gestione rifiuti in provincia di Napoli diventa un imperativo non solo ambientale, ma di ordine pubblico e salute collettiva. La sfida alla “Terra dei Fuochi” oggi passa per i bit di un database, con la speranza che la trasparenza digitale possa finalmente diradare i fumi dell’illegalità.

