Ambiente e legalità: la svolta digitale contro la Terra dei Fuochi
AGREEN
11 febbraio 2026

Ambiente e legalità: la svolta digitale contro la Terra dei Fuochi

Firmato a Napoli un protocollo senza precedenti: un database di 10.500 imprese e 63mila targhe a disposizione delle forze dell'ordine per blindare la filiera dei rifiuti e fermare l’avanzata dell'ecomafia.
metropolisweb

Nella lotta all’illegalità ambientale che da decenni ferisce il cuore della Campania, la risposta delle istituzioni si fa oggi più tecnologica e, soprattutto, più coesa. È stato siglato questa mattina, mercoledì 11 febbraio 2026, un protocollo d’intesa tra la Prefettura di Napoli, la Camera di Commercio e la sezione regionale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Un accordo che non è soltanto una dichiarazione d’intenti, ma che mette nelle mani delle forze dell’ordine un’arma potentissima: un immenso patrimonio informativo digitale che punta a rendere “trasparente” ogni movimento di rifiuti sul territorio.

Un’anagrafe digitale per 63mila automezzi
Il cuore dell’intesa risiede nella condivisione di un database strategico che comprende oltre 10.500 imprese del settore e circa 63mila targhe di veicoli autorizzati al trasporto. Grazie a questo accesso organico alla banca dati ufficiale dell’Albo Gestori Ambientali, polizia, carabinieri e guardia di finanza potranno verificare in tempo reale, anche tramite app dedicate durante i controlli su strada, se un camion che attraversa i comuni della “Terra dei Fuochi” sia effettivamente autorizzato o se stia alimentando il circuito dello smaltimento illecito.
L’iniziativa, fortemente voluta dal Prefetto di Napoli, Michele di Bari, e dal Presidente della Camera di Commercio, Ciro Fiola, punta a monitorare capillarmente siti, cantieri e impianti. L’obiettivo è duplice: da un lato, colpire il business criminale che prospera nell’ombra; dall’altro, tutelare le aziende sane che operano nel rispetto delle regole e che spesso subiscono la concorrenza sleale di chi abbatte i costi violando le norme ambientali.

Campania “maglia nera”: i numeri dell’emergenza
L’urgenza di strumenti di controllo così incisivi è dettata da una realtà che i numeri descrivono come ancora estremamente critica. Secondo gli ultimi dati istituzionali e i rapporti di settore più accreditati, come il Report Ecomafia 2025 di Legambiente basato sui dati delle forze dell’ordine, la Campania si conferma purtroppo “maglia nera” in Italia per i reati contro l’ambiente.
Nel solo 2024, la regione ha registrato oltre 6.100 reati ambientali, con un incremento del 23% rispetto all’anno precedente. Si parla di una media inquietante di oltre 16 illeciti accertati ogni giorno. In questo scenario, la provincia di Napoli detiene il primato nazionale negativo: con 2.313 reati contestati, è il territorio più colpito dalle attività delle ecomafie, che spaziano dal traffico di rifiuti all’abusivismo edilizio, fino ai roghi tossici che continuano a funestare l’hinterland.
La pressione dei clan sulla filiera dei rifiuti rimane altissima: le indagini documentano come la corruzione legata al ciclo ambientale sia cresciuta del 17% nell’ultimo anno, evidenziando come l’illegalità non sia solo una questione di “camion clandestini”, ma passi spesso attraverso la manipolazione di appalti e autorizzazioni.

Verso una prevenzione mirata
“La condivisione dei dati è il primo passo per una prevenzione che non sia più solo reattiva, ma predittiva”, sottolineano dalla Prefettura. Il nuovo sistema permetterà infatti di analizzare i flussi e le anomalie territoriali, consentendo di programmare interventi mirati laddove si concentrano i segnali di irregolarità.
Il protocollo prevede inoltre percorsi di formazione specialistica per gli operatori e lo sviluppo di ulteriori strumenti di analisi per mappare con precisione millimetrica la realtà territoriale. In un momento in cui l’attenzione nazionale è rivolta alle grandi opere e ai fondi per le bonifiche, blindare la filiera della gestione rifiuti in provincia di Napoli diventa un imperativo non solo ambientale, ma di ordine pubblico e salute collettiva. La sfida alla “Terra dei Fuochi” oggi passa per i bit di un database, con la speranza che la trasparenza digitale possa finalmente diradare i fumi dell’illegalità.