Il battito sospeso di Napoli: l’appello di una madre per il piccolo tradito da un cuore di ghiaccio
CRONACA
11 Febbraio 2026

Il battito sospeso di Napoli: l’appello di una madre per il piccolo tradito da un cuore di ghiaccio

Sono attualmente 48 i bambini e gli adolescenti, nella fascia d'età tra 0 e 17 anni, iscritti nel programma nazionale di trapianto di cuore
Raffaele Vitiello

«Vorrei fare un appello a tutto il mondo: spero che arrivi un cuore per mio figlio e che si salvi. Questa è la mia priorità». Le parole di Patrizia, pronunciate con una fermezza che tradisce una stanchezza infinita, hanno squarciato il velo del dibattito pubblico durante la trasmissione ‘Diario del giorno’ su Rete 4. Il suo bambino, un piccolo di appena due anni e tre mesi, non è più solo un paziente in un letto d’ospedale, ma è diventato il simbolo di una lotta contro il tempo e contro un destino che si è rivelato crudelmente beffardo. In quel grido, che mescola la dignità del dolore alla disperata ricerca di un miracolo, c’è la sintesi di un’attesa che logora l’anima. La madre chiede una seconda possibilità per una vita che è appena sbocciata e che si è trovata, senza colpa alcuna, al centro di un corto circuito della macchina dei soccorsi. Ogni ora che passa è un battito rubato al futuro, e Patrizia lo sa bene: la sua voce non cerca vendetta, ma vita.

 

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Cronaca di un trapianto fallito: il gelo che ha fermato la speranza
La vicenda, che ha i contorni di una tragedia greca in chiave moderna, ha inizio lo scorso 23 dicembre. Mentre l’Italia si preparava alle festività, all’ospedale Monaldi di Napoli sembrava essersi compiuto il più grande dei miracoli di Natale. Un cuore compatibile era stato individuato a Bolzano: un dono prezioso, un “passaggio di testimone” capace di restituire un futuro al bambino. La macchina organizzativa si era messa in moto istantaneamente, con il consueto coordinamento tra ospedali e sistemi di trasporto rapido. Tuttavia, la gioia si è trasformata in incubo nel momento più critico. Una volta giunto in sala operatoria a Napoli, i chirurghi si sono trovati davanti a una realtà agghiacciante: l’organo era inutilizzabile. Secondo le prime ricostruzioni tecniche, il muscolo cardiaco sarebbe stato letteralmente “bruciato” dal ghiaccio utilizzato per la conservazione durante il lungo trasferimento dal Trentino alla Campania. Un errore fatale nella gestione della cosiddetta “catena del freddo” ha compromesso l’integrità dei tessuti, rendendo vano il sacrificio del donatore e spezzando la speranza del ricevente. Da quel giorno, il piccolo è ricoverato in terapia intensiva, tenuto in vita artificialmente dalle macchine (Ecmo), in un limbo sospeso tra la vita e la morte.

 

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Inchieste e sospensioni: la ricerca della verità tra le corsie
Il fallimento del trapianto al Monaldi ha scatenato un vero e proprio terremoto, non solo emotivo ma anche giudiziario e amministrativo. La Procura della Repubblica di Napoli ha aperto un fascicolo per fare piena luce su quanto accaduto in quelle ore convulse tra Bolzano e Napoli, ipotizzando responsabilità lungo tutta la filiera del trasporto e della preparazione dell’organo. Non si tratta solo di accertare se ci sia stato un errore umano nella disposizione del ghiaccio, ma di capire se i protocolli di sicurezza siano stati seguiti alla lettera. Parallelamente all’inchiesta della magistratura, la direzione dell’ospedale Monaldi ha avviato un rigoroso audit interno. I primi esiti di questa indagine amministrativa hanno portato a una decisione drastica: la sospensione cautelare di due chirurghi dell’equipe di trapianto. Il provvedimento, atto dovuto in attesa di chiarire le singole posizioni, riflette la gravità estrema di un incidente che ha minato la fiducia in uno dei centri d’eccellenza della cardiochirurgia meridionale. La trasparenza, in questo momento, è l’unica moneta con cui le istituzioni possono tentare di ripagare il dolore della famiglia.

 

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La realtà delle liste d’attesa: 48 piccoli cuori sospesi nel vuoto
Il caso di Napoli non è un episodio isolato, ma la punta dell’iceberg di una realtà fatta di attese estenuanti e speranze appese a un filo. Secondo gli ultimi dati forniti dal Centro Nazionale Trapianti (Cnt) relativi al 2024, la situazione della cardiochirurgia pediatrica in Italia resta una sfida aperta. Sono attualmente 48 i bambini e gli adolescenti, nella fascia d’età tra 0 e 17 anni, iscritti nel programma nazionale di trapianto di cuore. Per questi piccoli pazienti, il tempo medio di attesa per un organo compatibile è di circa 3,5 anni: un periodo spropositato se si considera la fragilità di un cuore malato in un corpo che deve ancora crescere. Nonostante queste ombre, il sistema italiano ha mostrato segnali di grande vitalità: nel 2024 sono stati eseguiti 191 trapianti pediatrici complessivi, di cui 32 di cuore. Un risultato reso possibile da un ampliamento senza precedenti del pool di donatori. Grazie a una task force nazionale di esperti, i donatori definiti “a rischio non standard” (ovvero con criteri clinici particolari che richiedono valutazioni approfondite) sono passati dal 28% del 2015 all’86% del 2024. Questo sforzo scientifico garantisce interventi sicuri e offre una chance anche a chi, anni fa, sarebbe stato escluso dalle liste. Per il bambino di Napoli, tuttavia, la statistica non conta: conta solo che quella chiamata arrivi una seconda volta, e che questa volta il cuore porti con sé solo calore e vita.