Bonus facciate, buco da 77 milioni: regia padovana e network di prestanome in Campania
CRONACA
11 febbraio 2026

Bonus facciate, buco da 77 milioni: regia padovana e network di prestanome in Campania

metropolisweb

Un castello di carte fiscale, edificato su migliaia di ristrutturazioni mai avvenute, è crollato sotto i colpi della Procura di Venezia. L’inchiesta, che ha portato al sequestro preventivo di ben 76,9 milioni di euro, ha svelato un meccanismo capillare di frode legato al “Bonus facciate”, capace di drenare risorse pubbliche attraverso una ragnatela che dal Nord-Est si è estesa fino al Mezzogiorno. Al centro dell’indagine condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria veneziano emerge la figura di un ragioniere di Padova, con studio operativo nel Trevigiano, ritenuto l’architetto di un sistema basato sull’accesso abusivo ai cassetti fiscali di ignari cittadini.

Il cuore del raggiro risiede nell’uso di società “scatole vuote” intestate a prestanome, attraverso le quali venivano generati crediti d’imposta inesistenti per lavori di rifacimento mai eseguiti. Questi crediti venivano poi ceduti a terzi, monetizzando un vantaggio economico del tutto illecito. Le operazioni della Guardia di Finanza hanno interessato l’intero territorio nazionale, ma è nei numeri che si legge l’ampiezza della ramificazione: i sequestri hanno colpito 23 società e 33 persone fisiche, tra cui molti beneficiari inconsapevoli finiti nell’ingranaggio dei raggiri.

Il network criminale aveva stabilito basi solide in Campania, regione che figura tra le più colpite dall’esecuzione dei provvedimenti. Le perquisizioni e i blocchi dei conti hanno interessato in particolare le province di Napoli e Caserta. In quest’area, la rete del professionista veneto aveva trovato terreno fertile per l’intestazione fittizia di società e la gestione dei crediti. Complessivamente, l’operazione ha permesso di congelare crediti d’imposta non ancora utilizzati per 34,5 milioni di euro e di apporre i sigilli a 24 immobili e conti correnti per un valore di 3,6 milioni, che si sommano ai 5,8 milioni già recuperati in una precedente fase dell’indagine. I 19 indagati devono ora rispondere, a vario titolo, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio e ricettazione.