Il boss Paolo Carolei al 41 bis: «E’ il garante del patto tra i D’Alessandro i Di Martino di Gragnano»
I due provvedimenti firmato dal ministro Nordio si fondano su una corposa relazione firmata dal pm della Dda Giuseppe Cimmarotta. Tra le righe si legge chiaramente che Vincenzo D’Alessandro e Paolo Carolei sono «soggetti pericolosi e che riescono ad avere rapporti con il clan anche dal carcere». Due decreti che non colpiscono solo il clan D’Alessandro ma che assestano un duro colpo anche ai Di Martino di Gragnano.
La cosca con roccaforte a Iuvani è alleata a quella di Scanzano proprio per il tramite di Paolo Carolei. Il ras, che ha già scontato una lunga condanna anche al carcere duro per associazione a delinquere di stampo camorristico, è stato rinviato a giudizio per essere stato una pedina fondamentale della cosca di Scanzano tra il 2022, quando fu scarcerato, sino al giorno del suo arresto, il maggio del 2024. E’ attualmente imputato anche al processo OIimpo con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo camorristico.
Al procedimento che lo vede imputato per il duplice omicidio D’Antuono-Donnarumma è stato in primo grado all’ergastolo. Il regime di detenzione previsto del 41-bis è applicato a detenuti ritenuti ancora in grado di mantenere collegamenti con organizzazioni criminali, terroristiche o mafiose. La sua finalità principale è interrompere ogni possibile contatto tra il detenuto e l’organizzazione di appartenenza.
I detenuti al 41-bis sono reclusi in sezioni dedicate, con celle singole, e trascorrono gran parte della giornata in isolamento. L’ora d’aria è concessa in gruppi molto ristretti e sempre con le stesse persone. I colloqui con i familiari sono fortemente ridotti: in genere uno al mese, della durata massima di un’ora. Tutta la corrispondenza scritta è sottoposta a censura preventiva. Anche l’accesso a libri, giornali e televisione è regolamentato, così come la possibilità di ricevere o detenere oggetti personali. Le attività lavorative e trattamentali sono quasi inesistenti, mentre ogni spostamento avviene sotto scorta e con misure di sicurezza rafforzate. Il 41-bis ha durata temporanea ma può essere prorogato, previo controllo dell’autorità giudiziaria. È una misura che solleva da anni un intenso dibattito giuridico e politico, sospesa tra esigenze di sicurezza dello Stato e tutela dei diritti fondamentali della persona detenuta.
Michele De Feo

