Il congedo del medico napoletano tra il rigore della scienza e il mistero di Lourdes
CRONACA
11 febbraio 2026

Il congedo del medico napoletano tra il rigore della scienza e il mistero di Lourdes

Il pediatra Alessandro de Franciscis con il volto segnato da una commozione profonda ha lasciato la guida del Bureau des constatations médicales
Raffaele Vitiello

C’è un momento, nel cuore del santuario mariano ai piedi dei Pirenei, in cui il camice bianco del medico e la preghiera del credente smettono di essere mondi separati per diventare un unico strumento di servizio. Per quindici anni, quel punto di equilibrio è stato incarnato da Alessandro de Franciscis, il pediatra napoletano che oggi, con il volto segnato da una commozione profonda, ha lasciato la guida del Bureau des constatations médicales. Lo ha fatto nel giorno solenne dell’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes e Giornata Mondiale del Malato, passando il testimone alla veneziana Giada Monami. Se la nomina della dottoressa Monami segna uno spartiacque storico — è la prima donna a ricoprire questo incarico — il congedo di de Franciscis rappresenta la chiusura di un capitolo fondamentale per la storia recente della medicina legata ai fatti della Grotta di Massabielle.

 

La vocazione nata tra i treni bianchi
Il legame tra Alessandro de Franciscis e Lourdes non è frutto di una nomina burocratica, ma di una vocazione nata nel rumore dei binari e nel silenzio delle piscine. Era il 1973 quando, studente al secondo anno di liceo classico, aderì al reclutamento di barellieri per i pellegrinaggi in treno. “Fui incaricato alla vasca dei bambini”, ha ricordato spesso il medico, “e fu proprio la loro sofferenza a convincermi a iscrivermi a pediatria”. Da quel momento, Lourdes non è più uscita dalla sua vita. Dopo una carriera brillante che lo ha visto docente all’Università Federico II e protagonista della vita civile e politica come deputato e presidente della Provincia di Caserta, nel 2009 arrivò la svolta definitiva. Una riflessione di quattro mesi per rispondere a quella che definì una chiamata della “Boss” — come chiama affettuosamente la Vergine Maria — che lo portò a dimettersi da ogni carica per trasferirsi stabilmente a duecento metri dalla Grotta.
Lì, in quel piccolo ufficio che è l’avamposto scientifico del Santuario, de Franciscis ha operato come medico e come frate laico, portando il rigore della sua formazione scientifica al servizio del discernimento. Sotto la sua direzione, il Bureau ha continuato a essere un filtro severissimo: non un “fabbricificio di miracoli”, ma un luogo di indagine clinica dove l’evidenza deve superare il vaglio di commissioni internazionali prima di essere sottoposta al giudizio della Chiesa.

 

Il metodo Lambertini e il fascino dell’inspiegato
Per de Franciscis, la scienza non è mai stata un ostacolo alla fede, ma la sua garanzia. Nel valutare le migliaia di segnalazioni giunte al suo ufficio, ha sempre applicato con precisione chirurgica le sette regole auree stabilite nel Settecento dal cardinal Lambertini, futuro papa Benedetto XIV. Una diagnosi deve essere certa, la prognosi grave, la guarigione istantanea, completa e, soprattutto, durevole. Ma il punto cardine resta l’ultimo: la guarigione deve essere “scientificamente inspiegata”. Una distinzione sottile ma fondamentale: “Inspiegata alla luce delle attuali conoscenze mediche”, puntualizzava sempre il medico napoletano, lasciando alla scienza la porta aperta del dubbio e alla fede lo spazio del prodigio.
Nel corso del suo mandato, de Franciscis ha visto “fiorire” cinque miracoli ufficiali. Storie magnifiche, come quella di suor Luigina Traverso, costretta per anni in posizione fetale da una colonna vertebrale devastata, o di Danila Castelli, guarita da un tumore dopo un bagno nelle piscine del Santuario. E ancora, il caso del marinaio irlandese John Jack Traynor, una pratica che de Franciscis ha voluto riaprire con la pazienza di un archeologo, recuperando documenti ingialliti del 1926 per onorare una guarigione che la burocrazia diocesana aveva dimenticato negli archivi per quasi un secolo. Fino ad arrivare al miracolo numero 72, quello dell’italiana Antonietta Raco, originaria della Basilicata, riconosciuto proprio nel 2025.

 

L’eredità e il futuro: il testimone a Giada Monami
Oggi, al momento dei saluti ufficiali durante la celebrazione internazionale, monsignor Jean-Marc Micas ha rivolto a de Franciscis un ringraziamento che ha sciolto il medico in lacrime. “Sono io che ringrazio Lourdes”, ha risposto con voce ferma nonostante l’emozione. In queste parole è racchiuso il senso di un mandato vissuto non come esercizio di potere accademico, ma come partecipazione al mistero della sofferenza umana. De Franciscis lascia un Bureau moderno, capace di dialogare con i premi Nobel — come accadde con il virologo Luc Montagnier — senza mai smarrire la bussola della carità.
La nomina di Giada Monami, medico veneziano e colonna dell’Unitalsi, garantisce che questo metodo continuerà a parlare italiano e a nutrirsi di quella sensibilità pastorale che solo chi ha servito i malati sui treni della speranza può possedere. La dottoressa Monami eredita una struttura solida e una missione delicata: custodire il rigore scientifico in un luogo dove “la fede fa la differenza”. Mentre de Franciscis si congeda, resta la sua lezione più grande: a Lourdes il vero miracolo è la preghiera dei semplici, quella di chi chiede forza per sopportare la croce e si ritrova, talvolta, con la croce trasformata in luce.