L’origine del Covid-19: il grande vuoto Informativo e lo strappo tra OMS e Washington
Mentre il mondo tenta di lasciarsi alle spalle le cicatrici della pandemia, l’enigma sulle origini del SARS-CoV-2 torna a scuotere i palazzi della diplomazia internazionale. La notizia è di quelle che pesano: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rivolto un appello formale agli Stati Uniti affinché condividano i dati in loro possesso sulla genesi del virus. Un invito che arriva in un momento di gelo senza precedenti, con gli USA ormai ufficialmente fuori dall’organizzazione per volontà dell’amministrazione Trump.
Il muro di silenzio tra Ginevra e WashingtonIl Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, è stato esplicito durante l’ultima conferenza stampa a Ginevra: “Esistono Paesi che hanno dichiarato pubblicamente di possedere informazioni cruciali, in particolare gli Stati Uniti”. Il riferimento è alla tesi, sostenuta con forza dalla Casa Bianca, secondo cui il virus sarebbe fuoriuscito da un laboratorio di virologia a Wuhan, in Cina.
Tuttavia, a questa fermezza retorica non sarebbe seguita una reale cooperazione tecnica. Secondo l’OMS, Washington non ha mai trasmesso i dossier d’intelligence o le prove scientifiche che corroborerebbero la “lab-leak theory”. Il paradosso è evidente: proprio mentre la politica statunitense punta il dito contro la presunta mancanza di trasparenza cinese, l’agenzia sanitaria dell’ONU lamenta un’analoga chiusura da parte americana.Lo strappo di Trump e l’isolazionismo sanitarioIl contesto politico è il motore immobile di questa vicenda.
All’indomani del suo insediamento nel gennaio 2025, il Presidente Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo per il ritiro degli Stati Uniti dall’OMS, una decisione divenuta effettiva lo scorso mese dopo l’anno di preavviso previsto dai trattati. Questo strappo non è solo simbolico: priva l’organizzazione del suo principale finanziatore e interrompe i canali preferenziali di scambio dati.Per Washington, l’OMS è un’istituzione “filo-cinese” che ha fallito nella gestione iniziale dell’emergenza.
Per Ginevra, invece, il ritiro statunitense rappresenta un ostacolo alla sicurezza sanitaria globale, lasciando un vuoto di leadership che rende ancora più difficile risolvere il “cold case” del secolo.Cosa sappiamo di certo sulle originiMa al di là della battaglia diplomatica, cosa dice oggi la scienza ufficiale? Ad oltre sei anni dai primi casi, la comunità scientifica internazionale resta divisa tra due ipotesi principali, nessuna delle quali è stata ancora provata oltre ogni ragionevole dubbio.L’Origine Zoonotica (Salto di specie): è l’ipotesi inizialmente più accreditata.
Il virus si sarebbe evoluto naturalmente nei pipistrelli per poi passare all’uomo, forse attraverso un ospite intermedio (come il pangolino o i cani procione) venduto nel mercato di Huanan a Wuhan. Molti scienziati ritengono questa dinamica la più probabile, seguendo lo schema già visto per la SARS e la MERS.L’Incidente di Laboratorio: Questa teoria ipotizza che il virus fosse presente all’interno del Wuhan Institute of Virology (WIV) per scopi di ricerca e che sia fuoriuscito accidentalmente a causa di protocolli di sicurezza carenti. Pur non essendoci prove di una creazione sintetica o di un “bio-attacco”, l’ipotesi di una fuga accidentale è passata da “teoria del complotto” a opzione scientificamente plausibile, sostenuta da diverse agenzie di intelligence statunitensi (come l’FBI e il Dipartimento dell’Energia).
L’impasse della trasparenzaIl problema resta l’accesso ai dati grezzi. La missione dell’OMS in Cina nel 2021 non ha portato a conclusioni definitive, lamentando limitazioni nell’accesso ai registri originali dei primi pazienti e dei campioni ambientali. Allo stesso tempo, se l’intelligence USA dispone di intercettazioni o dati satellitari che confermano attività sospette a Wuhan nell’autunno del 2019, queste rimangono secretate per motivi di sicurezza nazionale.Senza una cooperazione totale tra le superpotenze, la verità scientifica rischia di rimanere ostaggio della geopolitica. L’appello di Ghebreyesus non è solo una richiesta tecnica, ma un grido d’allarme: finché non capiremo come tutto è iniziato, non saremo in grado di costruire difese efficaci contro la prossima minaccia globale.

