Dal caso Sorrento a Pompei. La linea di Dinacci (Pd) per le amministrative: «Sì al campo largo»
CRONACA
12 febbraio 2026

Dal caso Sorrento a Pompei. La linea di Dinacci (Pd) per le amministrative: «Sì al campo largo»

metropolisweb

L’elezione di Francesco Dinacci alla segreteria metropolitana del Partito Democratico di Napoli non è solo un cambio di guardia, ma l’avvio di un esperimento politico che mira a ricucire il centro con le periferie. Dopo l’assemblea provinciale del 20 febbraio, il neo-segretario romperà gli indugi: il PD deve tornare a essere il perno di un “Campo Largo” che non sia solo un cartello elettorale, ma un progetto di governo autorevole per le singole comunità.

 

La sfida del 2026: non solo il capoluogo

Il 2026 si preannuncia come un anno spartiacque. La scadenza naturale dei mandati porterà al voto una fetta consistente della provincia, ma è su Napoli che si concentreranno tutte le attenzioni. Il PD di Dinacci è chiamato a blindare l’eredità dell’amministrazione Manfredi, cercando di tenere unita una coalizione che deve bilanciare le spinte civiche, il Movimento 5 Stelle e l’area riformista. Ma la partita si gioca anche nella “cintura” metropolitana. Tra i comuni che nel 2026 saranno chiamati al rinnovo del consiglio comunale figurano centri di primaria importanza oltre a diverse realtà della fascia costiera e dell’area flegrea. Per Dinacci, ogni comune è un tassello di un mosaico più ampio: l’obiettivo è evitare le frammentazioni del passato, costruendo alleanze basate su programmi concreti prima ancora che sui nomi.  Il cammino verso le elezioni del 2026 è stato bruscamente accelerato da eventi traumatici che hanno colpito due simboli della Campania nel mondo.

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A Sorrento, il quadro politico è stato sconvolto dall’arresto del sindaco Massimo Coppola, un evento che ha decapitato l’amministrazione cittadina aprendo una fase di profonda incertezza. Dinacci dovrà qui ricostruire un tessuto democratico che sappia andare oltre l’emergenza giudiziaria, offrendo alla città del Tasso una guida solida e trasparente. Non meno difficile è la situazione a Pompei, dove la comunità piange la scomparsa del sindaco Carmine Lo Sapio. La morte del primo cittadino ha lasciato un vuoto umano e politico in una città che, sotto la sua guida, aveva trovato un equilibrio tra la gestione del sito archeologico e le esigenze del territorio. Per il PD, partito col quale Lo Sapio non era mai andato molto d’accordo pur facendone parte, la sfida a Pompei sarà raccogliere l’eredità di Lo Sapio, mantenendo l’unità della coalizione in un momento di estrema fragilità emotiva e politica. Senza dimenticare poi i casi di Torre Annunziata e Castellammare. Per tutte e due le città appare impossibile anche per i tempi stabiliti dalla legge. Ma resta comunque una situazione complessa per un partito che governa in tutte e due le città e che, in  quei Comuni, ha dovuto fare i conti con l’arrivo di due commissioni d’accesso inviate dal Prefetto per accertare la presenza di infiltrazioni camorristiche.

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Il “Patto di Palazzo Partanna”: PD e Industriali

Parallelamente al fronte elettorale, Dinacci ha aperto un canale di comunicazione diretto con il mondo produttivo. L’incontro a Palazzo Partanna con Costanzo Jannotti Pecci, presidente dell’Unione Industriali Napoli, segna una svolta pragmatica. La consegna del documento “Prospettive di sviluppo di Napoli e della sua area metropolitana” nelle mani del segretario dem non è un semplice gesto formale. Il PD vuole proporsi come l’interlocutore politico capace di sbloccare i nodi dello sviluppo: dalla gestione dei fondi PNRR alla semplificazione burocratica per le imprese. “Occorre un dialogo periodico focalizzato sui nodi dell’economia”, hanno concordato Dinacci e Jannotti Pecci, segnando una distanza netta dai populismi e cercando una sintesi tra tutela del lavoro e crescita industriale.

 

Un nuovo corso per il Mezzogiorno

La sfida di Dinacci è complessa: mediare tra le esigenze delle grandi imprese e quelle dei cittadini dei comuni al voto, mantenendo dritta la barra contro le riforme della destra che, secondo i dem, minano l’unità del Paese e l’indipendenza dei poteri. Se il “modello Napoli” riuscirà a tenere insieme questi elementi, il PD partenopeo potrebbe davvero tornare a essere il laboratorio politico del centrosinistra nazionale.

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Mobilitazione contro la Riforma Nordio

Non c’è però solo la gestione amministrativa. Dinacci ha subito chiarito che il PD Napoli sarà in prima linea nelle battaglie nazionali, a partire dal “No” alla riforma della giustizia del ministro Nordio. Il segretario ha annunciato una mobilitazione capillare con banchetti e confronti pubblici per difendere l’autonomia della magistratura. Una mossa che serve anche a ricompattare la base su temi identitari forti, in vista di un referendum che potrebbe coincidere proprio con la finestra elettorale delle amministrative.