I clan negli stadi, le paure dei presidenti dei grandi club. De Laurentiis ascoltato dall’Antimafia
CRONACA
12 febbraio 2026

I clan negli stadi, le paure dei presidenti dei grandi club. De Laurentiis ascoltato dall’Antimafia

Andrea Ripa

Un’audizione lunga circa un’ora, a porte chiuse, per fare il punto su uno dei temi più delicati del calcio italiano: il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata negli stadi. Questa mattina il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, è stato ascoltato dal Comitato sulle infiltrazioni mafiose nelle manifestazioni sportive, organismo istituito all’interno della Commissione parlamentare Antimafia. L’audizione è stata secretata, ma da quanto filtra De Laurentiis avrebbe espresso forte preoccupazione per il fenomeno, ribadendo la necessità di rafforzare ulteriormente i controlli. Una richiesta condivisa anche dagli altri presidenti di società già ascoltati dal Comitato, che nelle prossime settimane elaborerà una relazione finale con proposte operative per prevenire e contrastare le infiltrazioni criminali nel mondo dello sport. Il presidente azzurro avrebbe illustrato nel dettaglio le misure adottate dal Napoli Calcio per tenere lontani clan e gruppi organizzati dagli impianti sportivi, sottolineando una linea di assoluto rigore. In più occasioni, secondo quanto emerso, De Laurentiis sarebbe intervenuto anche direttamente, sempre in stretta collaborazione con le forze dell’ordine, per gestire situazioni particolarmente complesse legate all’ordine pubblico e alla sicurezza.

 

Il messaggio è chiaro: dal punto di vista della sicurezza, la società partenopea fa tutto quanto è nelle sue possibilità. Ma non basta. Per il patron del Napoli, uno degli strumenti fondamentali per prevenire fenomeni criminali resta la realizzazione di uno stadio di proprietà, che consentirebbe una gestione diretta e più efficace di tutti i servizi connessi alle partite, inclusi quelli legati alla sicurezza e ai controlli sugli accessi. Dopo De Laurentiis, il Comitato ha ascoltato anche Urbano Cairo, presidente del Torino, e Umberto Marino, direttore generale dell’Atalanta. Entrambi avrebbero escluso criticità significative nelle rispettive realtà. In particolare Marino avrebbe evidenziato come lo stadio dell’Atalanta, adeguato agli standard europei, rappresenti un elemento chiave per un’organizzazione efficiente della sicurezza e per la prevenzione di fenomeni illeciti. Il lavoro della Commissione Antimafia prosegue, con l’obiettivo di alzare il livello di guardia su un settore che muove interessi economici enormi e che, proprio per questo, resta appetibile anche per la criminalità organizzata.

 

Clan, ultras e pallone, le inchieste che hanno scosso il calcio – Nello stesso periodo in cui la Commissione Antimafia porta all’attenzione parlamentare il tema delle infiltrazioni criminali negli stadi, emergono casi e indagini di grande impatto che dimostrano come il problema non sia limitato alle realtà periferiche del calcio italiano ma coinvolga anche alcune delle tifoserie più celebri e le strutture di alcune società di alto profilo. Negli ultimi anni le forze dell’ordine e la magistratura italiane hanno avviato una serie di inchieste su gruppi di ultras delle grandi squadre di Serie A, rivelando legami con organizzazioni mafiose e dinamiche di controllo criminale delle attività collegate alle partite. Un caso tra i più significativi riguarda l’operazione sulle tifoserie di Inter e AC Milan: nel settembre del 2024 le autorità hanno arrestato 19 persone con accuse che spaziano da associazione per delinquere aggravata dall’uso di metodi mafiosi a estorsione e aggressioni, tutte nell’ambito di attività legate alla gestione di affari attorno allo stadio San Siro, come la vendita di biglietti, il parcheggio e i servizi di ristorazione, elementi potenzialmente redditizi sfruttati da gruppi criminali. A seguito di quel blitz, nel giugno 2025 un tribunale ha condannato sedici ultras di Inter e Milan a pene da due a dieci anni per reati gravissimi tra cui omicidio, estorsione e associazione criminale con l’aggravante di mafia.

 

Nel corso dei processi è emerso il ruolo di alcuni leader ultras sia nella gestione diretta di attività illecite sia nel legame con clan più strutturati. Le indagini non si limitano al Nord: episodi di violenza e intimidazione culminati in scontri, pestaggi e omicidi fanno parte di un quadro più ampio di infiltrazioni della criminalità nelle curve italiane, un fenomeno che non risparmia nemmeno club con storie sportive importanti e tifoserie numerose. Parallelamente, al livello societario e gestionale del calcio professionistico, le autorità hanno adottato misure eccezionali nei confronti di club di Serie B e Serie C, a loro volta segnati da legami con clan locali.

Un esempio recente riguarda la SS Juve Stabia, club di Castellammare di Stabia che è stato posto sotto amministrazione giudiziaria per presunte influenze della Camorra sulle attività economiche e operative della società, dal ticketing ai servizi di sicurezza. Questi casi – dalla curva più irregolare della Serie A alle società del calcio professionistico – mostrano come l’infiltrazione mafiosa nel calcio non sia un fenomeno astratto, ma un rischio reale e trasversale. Clan e gruppi organizzati vedono nello sport un terreno fertile per riciclare denaro, ottenere consenso sociale e controllare attività economiche connessi alle partite, mettendo a rischio l’integrità di un patrimonio culturale e sociale che coinvolge milioni di tifosi.