Il cuore che non arriva mai: l’attesa infinita di un bimbo appeso a un soffio di speranza
CRONACA
12 febbraio 2026

Il cuore che non arriva mai: l’attesa infinita di un bimbo appeso a un soffio di speranza

Marco Cirillo

L’attesa straziante di una famiglia, il battito flebile di un bambino di poco più di due anni e una burocrazia giudiziaria che, pur necessaria, sembra stridere con l’urgenza di una vita appesa a un filo. È questa la fotografia del dramma che si sta consumando tra le mura dell’ospedale Monaldi di Napoli, dove un piccolo paziente di 27 mesi sta combattendo la battaglia più difficile della sua brevissima esistenza: quella contro il tempo e contro un cuore che non vuole più funzionare.

 

Una corsa contro il tempo
La situazione clinica del piccolo, affetto da una grave malformazione cardiaca congenita, rimane critica e stazionaria. Ogni ora che passa senza una notifica dal Centro Nazionale Trapianti (CNT) è un’ora di angoscia per i genitori. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha confermato all’Adnkronos che il bambino è stato inserito ai primi posti della lista d’attesa nazionale, data l’estrema urgenza del caso. “Dobbiamo solo sperare che il cuore arrivi in tempo”, ha dichiarato il legale, sintetizzando in poche parole il sentimento di un’intera comunità che segue col fiato sospeso la vicenda. In questo momento, la priorità assoluta per i medici e per i familiari è trovare un organo compatibile che possa sostituire quello ormai esausto del bambino.

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Il giallo del cuore “inutilizzabile”
Per comprendere appieno la gravità del momento, è necessario fare un passo indietro fino allo scorso 23 dicembre, un giorno che avrebbe dovuto segnare la rinascita del piccolo e che si è invece trasformato in un incubo. In quella data, un cuore era stato individuato a Bolzano: un organo compatibile che aveva riacceso le speranze. Era stata attivata la complessa macchina dei soccorsi e dei trasporti d’urgenza che caratterizza i trapianti d’organo in Italia. Tuttavia, una volta giunto a Napoli, quel cuore è stato dichiarato inutilizzabile.

Le ragioni precise di questo fallimento sono ancora al centro di un fitto mistero. Si è parlato di possibili problemi durante il prelievo, di criticità nel trasporto o di una valutazione dell’idoneità dell’organo che avrebbe presentato delle falle. Quel che è certo è che il trapianto non è mai avvenuto, lasciando il bambino in uno stato di estrema vulnerabilità proprio nel periodo natalizio.

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L’inchiesta e il segreto istruttorio
Sulla vicenda del 23 dicembre la Procura ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità. Questo aspetto legale, se da un lato cerca di fare luce su un errore che potrebbe essere stato fatale, dall’altro complica la posizione della famiglia nella ricerca della verità immediata. L’avvocato Petruzzi ha infatti spiegato che, al momento, è impossibile ottenere la cartella clinica completa del paziente.

“Ci sono indagini in corso e il Pubblico Ministero non concederà il nullaosta prima della discovery degli atti”, ha precisato il legale. Questo significa che i genitori e i loro consulenti non possono ancora analizzare i dettagli tecnici di cosa sia andato storto nel primo tentativo di trapianto. Nonostante i numerosi “rumours” e le indiscrezioni che circolano sulle presunte colpe professionali o organizzative, la strategia della famiglia rimane ferma: rimandare ogni accusa o azione legale a un secondo momento, quando il quadro clinico sarà stabilizzato.

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La priorità è la vita
Mentre la magistratura compie il suo corso, il Monaldi di Napoli resta il presidio di una speranza che non vuole spegnersi. Il personale medico sta monitorando il bambino h24, garantendo ogni supporto vitale possibile nell’attesa del miracolo. La vicenda ha sollevato nuovamente il dibattito sull’efficienza della rete dei trapianti e sulla delicatezza della comunicazione in casi così estremi.

In questo scenario, le parole dell’avvocato Petruzzi risuonano come un monito per tutti: la ricerca dei colpevoli è un atto dovuto alla giustizia, ma in questo istante l’unico obiettivo che conta è salvare una vita che ha appena iniziato a sbocciare. La famiglia, chiusa in un dolore dignitoso e composto, attende quella chiamata che potrebbe cambiare tutto, sperando che il sistema, questa volta, non fallisca l’appuntamento con il destino.