Referendum sulla giustizia, patto a Torre Annunziata tra giudici, pm e società civile per il «No»
«La nostra non è una battaglia per la magistratura ma per la difesa della costituzione e lo Stato di diritto».…
In vista del referendum costituzionale che si terrà questo marzo, il magistrato e procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che più volte ha espresso la sua posizione contraria al referendum, interviene in un’intervista con parole molto incisive: “Io non voglio un pubblico ministero più forte, io voglio un pubblico ministero sereno, che non abbia pressioni per fare una cosa o l’altra. Seconda cosa importantissima, questa riforma è una riforma per i potenti e per i ricchi. Voteranno per il sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente. Per il no voteranno le persone per bene, che credono che la legalità sia un pilastro importante per il cambiamento della Calabria”.
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«La nostra non è una battaglia per la magistratura ma per la difesa della costituzione e lo Stato di diritto».…
Il Comitato Sì Riforma – Le parole di Gratteri hanno innescato una risposta immediata e pressoché alterata del Comitato Sì Riforma: “Caro Gratteri, la invitiamo a chiedere scusa a milioni di italiani che voteranno sì, compresi tutti i membri di questo comitato, tra i quali vi sono tanti magistrati suoi colleghi. Nessuno, lei compreso, è detentore della moralità e dell’etica pubblica. Questa presunzione di superiorità morale è francamente insopportabile. Confidiamo che, come al solito, messaggi di questo tipo spingano ancor di più gli italiani a votare per dimostrare che, per esprimere il loro voto, non hanno bisogno di una patente da parte vostra. Siamo tutti abbastanza grandi e informati”, scrive il comitato in un post sui social.
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Anche Fratelli d’Italia all’attacco – Così come il senatore di Fratelli d’Italia, Salvo Sallemi, componente della Commissione Giustizia: “Credo che il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, debba chiedere scusa per le sue vergognose accuse agli italiani che voteranno sì al referendum sulla giustizia. Definirli in modo sprezzante ‘imputati’, ‘indagati’, persino componenti di una ‘massoneria deviata’ è estremamente oltraggioso. La dialettica politica, anche aspra, è legittima, ma non deve mai trascendere in questo tipo di polemica triviale e offensiva. Un magistrato tanto importante dovrebbe saperlo e ponderare le parole”.
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Calenda contro Gratteri – Le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri “sono di una gravita’ incredibile”, scrive su X il leader di Azione, Carlo Calenda. “Voterò Si al referendum, ma non mi verrebbe mai in mente di catalogare chi farà una scelta diversa in questo modo indegno”, conclude.