Torre Annunziata, Cuccurullo e Zuchtriegel agli scavi di Oplontis: “Nuove scoperte presto fruibili”
Un viaggio nel cuore di Oplontis, dove la storia torna a respirare: nella villa di Poppea nuovi scavi stanno riportando…
A Torre Annunziata, riemergono frammenti di un’eleganza senza pari. La Villa di Poppea, gioiello del Parco Archeologico di Pompei e già da decenni Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco, apre le porte del cantiere di scavo. Un viaggio a ritroso nel lusso dell’aristocrazia romana, dove nuovi affreschi, figure mitologiche e tracce botaniche stanno riscrivendo la storia di una delle dimore più sontuose dell’antichità. Da oggi, ogni giovedì, piccoli gruppi di visitatori potranno osservare dal vivo il lavoro degli archeologi, trasformando il restauro in un evento collettivo.
Il Salone della Maschera e i nuovi tesori del II Stile
Il cuore delle nuove scoperte batte nel “Salone della Maschera e del Pavone”, un ambiente decorato nel raffinato II Stile pompeiano, caratterizzato da architetture dipinte che sfondano le pareti per creare illusioni prospettiche. Qui, sotto strati di cenere e lapillo che hanno protetto i pigmenti per quasi duemila anni, è emersa una pavonessa integra, speculare al pavone maschio già noto sulla parete meridionale. Un dettaglio di straordinaria fattura che conferma il gusto esotico e ricercato dei proprietari.
Ma è nel dettaglio delle maschere che lo scavo si fa narrazione teatrale. Se finora la Villa aveva restituito soggetti legati alla Tragedia, i nuovi frammenti mostrano maschere riconducibili alla Commedia Atellana, la forma di spettacolo popolare più autentica della Campania antica. Accanto a queste meraviglie, il numero delle stanze della Villa sale a quota 103: sono stati infatti individuati quattro nuovi ambienti, tra cui un vano absidato che sembra appartenere al settore termale privato, ulteriore prova dell’opulenza di una dimora che contava già quasi cento vani tra sale di rappresentanza, giardini e piscine.
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La dimora dell’imperatrice tra mito e realtà
Attribuita a Poppea Sabina, la seconda moglie dell’imperatore Nerone, la Villa di Oplontis rappresenta l’apice della otium romana. Edificata a metà del I secolo a.C. e ampliata in epoca imperiale, la struttura non era una semplice residenza, ma un enorme complesso suburbano affacciato sul mare. La sua importanza storica risiede non solo nella vastità — con la sua piscina monumentale lunga 60 metri — ma nella conservazione dei cicli pittorici, tra i più complessi e meglio conservati al mondo.
Grazie alla tecnica dei calchi in gesso, lo scavo attuale ha restituito anche le “ombre” del passato: le impronte degli alberi che ornavano il giardino, disposti secondo un preciso schema ornamentale che raddoppiava visivamente il colonnato meridionale. È una testimonianza rara di come i romani progettassero il paesaggio, integrando natura e architettura in un dialogo armonico che ancora oggi lascia senza fiato.
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Il commento di Gabriel Zuchtriegel
Il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha sottolineato l’importanza di questo approccio “aperto” alla ricerca. “Il nostro obiettivo è rendere il cantiere un’esperienza di cittadinanza e conoscenza condivisa,” ha dichiarato il Direttore. “Vedere il restauro degli affreschi e lo scavo in tempo reale non è solo didattico, ma ci permette di connettere il passato glorioso di questo sito con il futuro del territorio. Lo scavo ci aiuta a chiarire lo sviluppo del settore ovest della villa e a risolvere criticità conservative, ma è soprattutto un’operazione di valorizzazione che punta a integrare la Villa con il tessuto urbano circostante”.
Infatti, lo scavo in corso fungerà da “ponte” verso il confinante Spolettificio Borbonico, destinato a diventare un polo museale con depositi e servizi, creando un distretto archeologico integrato che trasformerà Torre Annunziata in un centro nevralgico del turismo culturale internazionale.
Una speranza per il riscatto di Torre Annunziata
Il ritorno alla luce della Villa di Poppea non è solo una notizia per gli accademici. Rappresenta una metafora potente per l’intera comunità di Torre Annunziata. Se la bellezza può risorgere intatta dopo millenni di oblio sotto la cenere, allora può risorgere anche la città. Per troppo tempo schiacciata da crisi economiche e immobilismo istituzionale, Torre Annunziata guarda oggi a questi scavi come a un volano di sviluppo. La rinascita della Villa di Poppea può e deve essere la scintilla per il riscatto urbano e sociale: un futuro dove la cultura diventa il motore primario per lasciarsi alle spalle le ombre del passato e costruire una nuova identità, vibrante e fiera come i colori di un pavone romano.