Ospedale del Mare: i medici gli salvano una gamba dal veleno del ragno violino
CRONACA
12 febbraio 2026

Ospedale del Mare: i medici gli salvano una gamba dal veleno del ragno violino

metropolisweb

Un uomo di 68 anni è tornato a camminare dopo aver rischiato non solo l’amputazione di una gamba, ma la vita stessa, a causa di quello che con ogni probabilità è stato il morso di un ragno violino. Un calvario durato mesi, iniziato in una calda notte di giugno e conclusosi solo ora con il ritorno a casa di un paziente che la sanità campana è riuscita a strappare a un destino tragico.

 

L’arrivo in codice rosso e la diagnosi di sepsi
Tutto ha inizio tra il 26 e il 27 giugno del 2025. L’uomo si presenta al pronto soccorso in condizioni allarmanti: febbre alta, dolori lancinanti all’arto inferiore sinistro, gonfio, arrossato e già segnato da preoccupanti lesioni bollose e cianotiche. Il sospetto cade subito su una puntura d’insetto avvenuta nei giorni precedenti, ma la gravità del quadro clinico suggerisce qualcosa di molto più aggressivo di una comune infiammazione. Una TAC urgente rivela un infargimento emorragico dei tessuti sottocutanei, segno di una rottura diffusa dei vasi sanguigni. Il ricovero è immediato sotto la direzione di Giovanna Guiotto, con una diagnosi che mette i brividi: sepsi e fascite necrotizzante, un’infezione “mangia-carne” che distrugge i tessuti a una velocità impressionante.

 

La battaglia contro la necrosi e lo spettro dell’amputazione
Nonostante le cure immediate, l’infezione progredisce senza sosta. La pelle e i tessuti sottocutanei della coscia e della gamba iniziano a morire, sviluppando vaste aree di necrosi. La situazione si complica ulteriormente quando l’infezione raggiunge l’articolazione del ginocchio, provocando un’artrite settica. In quei giorni drammatici, l’ombra dell’amputazione diventa una possibilità concreta per salvare la vita dell’uomo, ormai in bilico a causa dello shock settico. Trasferito d’urgenza in Terapia Intensiva sotto la supervisione di Ciro Fittipaldi, il paziente viene stabilizzato per permettere al team di Chirurgia Plastica, guidato da Alfredo Borriello, di intervenire chirurgicamente.

 

Dieci interventi per ricostruire la speranza
Il percorso di guarigione è stato un vero e proprio tour de force chirurgico. L’equipe di chirurgia plastica ha effettuato circa dieci interventi di “debridement”, una tecnica meticolosa che consiste nella rimozione progressiva di tutte le parti di tessuto morto, seguita da lavaggi profondi e dall’applicazione di sistemi a pressione negativa per stimolare la rigenerazione. Parallelamente, il controllo dell’infezione sistemica è stato affidato all’infettivologa Marina Lugarà, che attraverso terapie antibiotiche mirate di ultima generazione è riuscita a debellare la sepsi che minacciava gli organi vitali del sessantottenne.

 

Il trionfo della medicina rigenerativa
Una volta fermata l’infezione, è iniziata la fase della ricostruzione. Grazie all’utilizzo di matrici dermiche tecnologiche e multipli innesti cutanei, la gamba di Alessandro ha iniziato a riprendere forma e funzionalità. Un lavoro di “taglia e cuci” biologico che ha permesso non solo di richiudere le enormi ferite, ma di preservare la capacità motoria dell’arto. Oggi, il paziente è tornato a casa e, soprattutto, è tornato a camminare.

 

Un successo del lavoro di squadra
Il direttore sanitario Maria Corvino e il direttore generale Gaetano Gubitosa hanno espresso profondo orgoglio per l’operato del personale dell’Asl Napoli 1 Centro. Il caso di Alessandro è la prova tangibile di come la professionalità e la capacità di far dialogare diverse specialità mediche — dalla radiologia alla chirurgia plastica, dall’infettivologia alla terapia intensiva — possano trasformare un caso clinico disperato in una storia di successo. L’Ospedale del Mare si conferma così un presidio di eccellenza capace di offrire risposte concrete e di altissimo livello anche di fronte alle sfide mediche più insidiose, come quelle portate da un minuscolo, ma pericolosissimo, aracnide.